Gabriela Dascalu: «La nostra è una comunità ben integrata, che oggi soffre la crisi»

L’INTERVISTA Gabriela Dascalu è nata a Iasi, la seconda città più popolosa della Romania, dopo Bucarest. Nel 2008 è arrivata ad Alba e fino a due anni fa ha lavorato come mediatrice interculturale per diversi enti, diventando il punto di riferimento per la comunità romena presente sul territorio. Ha anche fondato un’associazione rivolta ai suoi connazionali, che fino a oggi è rimasta inattiva ma che ha l’obiettivo di rilanciare al più presto. Durante le comunali di maggio, è stata candidata tra le file di Per Alba-Cirio: non è stata eletta, ma è stata la più votata tra i candidati di nazionalità romena. Dal 2010 è cittadina italiana.

Come è cambiata negli anni la presenza della comunità romena sul nostro territorio?

«Quando sono arrivata ad Alba, eravamo pochissimi rispetto a oggi, ma non ci sono mai stati grandi ostacoli sul fronte dell’integrazione. Anche perché esistono molti punti di contatto tra la Romania e l’Italia, a partire dalla lingua di origine neolatina, ma anche la religione per esempio: nel 95 per cento dei casi i romeni sono cristiano-ortodossi. I motivi alla base dell’esodo romeno sono quelli tipici del fenomeno migratorio, con in testa la ricerca di un lavoro e di una migliore condizione economica. Sul fronte lavorativo, la presenza romena è alta in settori come quello socio-sanitario, l’assistenza familiare o in ambito industriale».

La comunità romena all’estero è molto unita?

«Meno di altre: c’è una grande unione all’interno delle diverse famiglie, ma non abbiamo molto la tendenza a trovarci per eventi condivisi, come la festa nazionale per esempio. C’è però un certo affiatamento tra persone che svolgono lo stesso lavoro, per esempio tra le donne che lavorano come assistenti familiari, che spesso si ritrovano nel giorno libero per confrontarsi e per trascorrere del tempo insieme».

Perché da qualche anno si assiste a un fenomeno migratorio di ritorno verso la Romania?

«Il motivo è di tipo economico: l’Italia di oggi non è più quella degli anni ’90 o dei primi anni del 2000 e può diventare molto difficile arrivare alla fine del mese, con affitti e spese varie. Per questo numerose famiglie, anche residenti in Italia da molti anni, scelgono spesso di fare ritorno, contando sul fatto che in Romania spesso hanno una casa di proprietà e una rete solida su cui contare: rimanere in Italia per molti non ha più senso, se si è obbligati a ricorrere all’indebitamento».

f.p.

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