Gaetano, la foglia che può tornare al tronco

LA STORIA Gaetano Errigo negli occhi e nella voce ha la fierezza di chi ha conosciuto un bordo pericoloso, l’ha percorso e poi ha costruito pali di sostegno. Per lui vivere sul precipizio non ha significato soltanto un crollo scampato, ma una possibilità. L’uomo ha 52 anni e due figlie. Vive un tempo in cui i legami appaiono liquidi e sovente si spezzano: «Qualche tempo fa ho affrontato la separazione da mia moglie: non è stato semplice. Pensavo alle mie figlie, cercavo di proteggerle anche dal punto di vista emotivo. Eseguivo lavori di coibentazione, perciò ero sovente in trasferta. Rimanevo fuori casa anche l’intera settimana. Dopo la rottura del matrimonio mi licenziai per prendermi cura delle ragazze».

Iniziava così, per l’uomo, l’obbligato percorso dei sussidi, della disoccupazione e dell’accesso all’emporio solidale. Gaetano: «Quando entrai per la prima volta nel negozio albese di corso Piera Cillario non percepii alcuna sensazione d’inadeguatezza o vergogna. È un supermercato, con generi alimentari di qualità, ma i clienti sono persone in temporanea difficoltà economica, con un Isee basso, come si dice».

All’emporio può accedere infatti chi ha un reddito inferiore ai seimila euro. Cifra esigua, che identifica una soglia di povertà assoluta: abita questo spazio chi fatica ad acquistare i beni di prima necessità o a pagare l’affitto. Sono le vittime di un ordine socioeconomico che premia i forti e marginalizza i fragili. Gaetano si scopre membro di questa terra, di questo popolo che prima appariva lontano.

Prosegue l’uomo: «L’emporio solidale mi ha aiutato non solo per il cibo, che potevo acquistare con la tessera a punti, ma anche per il clima di fiducia, per le persone, i volontari che ci sanno stare vicino. Proprio lì trovai un biglietto che mi cambiò la vita».

Era l’annuncio di un tirocinio lavorativo. Gaetano lo vede, prende, legge, infila in tasca. Qualche giorno dopo incontra Angelo Proglio, un uomo malato, che non c’è più: «Angelo volle credere in me e darmi una chance. L’unico rammarico è non averlo mai potuto ringraziare. Dopo quel colloquio la mia vita prese una direzione nuova, felice. Tra i candidati scelsero me. Iniziai: dovevo eseguire lavori in muratura e sulle aree verdi ad Alba per le cooperative Solaris e Ginepro. Era un mestiere che conoscevo bene. Mi impegnai molto. Iniziai uno stage part-time. L’impegno per mezza giornata si tramutò poi in tempo pieno. Il contratto venne rinnovato per sei mesi. Oggi ne ho uno a tempo determinato e spero venga confermato».

Foglia all’apparenza fragile, sospinta dal vento, è stato possibile per Gaetano conservare l’attaccamento al tronco grazie all’azione di una comunità che non l’ha reso invisibile, ma ha proseguito nell’ostinazione a non perderlo d’occhio. Non per tutti è così.

Matteo Viberti

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