Per gli studenti della primaria di Monticello lezione di sport con i campioni

Le insegnanti monticellesi con gli ospiti del pomeriggio sportivo.

MONTICELLO Salute, inclusione, cultura e saper stare insieme: sono i quattro concetti nei quali è stato declinato lo sport all’interno del progetto La corsa giusta, sviluppato dalle classi della primaria di Monticello attraverso svariate attività, nel corso del primo quadrimestre. Il progetto si è concluso, la scorsa settimana, nel salone dell’oratorio, con la presentazione alle famiglie delle attività svolte dagli alunni. «Il tema dello sport è stato affrontato da ogni prospettiva possibile, comprese l’arte, le lingue straniere e la lettura di biografie di campioni. In questo percorso abbiamo voluto avvicinare i giovani allo sport con un approccio innovativo», spiega la fiduciaria del plesso scolastico, Cristina Bertolusso.

«Durante il progetto i ragazzi hanno incontrato diverse società e hanno avuto la possibilità di provare nuove discipline. Hanno conosciuto il mondo dello sport per disabili, scoprendo che si possono fare anche cose straordinarie, come hanno dimostrato i nostri studenti diversamente abili che si sono sentiti speciali in un ambiente fatto a loro misura. Inoltre, hanno conosciuto anche il lato più faticoso dello sport, fatto di rinunce e sacrifici», prosegue Bertolusso.

Alla presentazione dell’iniziativa, in veste di ospiti d’eccezione, hanno partecipato il ciclista Massimo Rosa, Francesca Fenocchio (campionessa paralimpica di handbike), il campione d’Italia di pallapugno Massimo Vacchetto e Gioia Bartali, nipote di Gino Bartali. Il pomeriggio è cominciato con una tavola rotonda durante la quale gli ospiti hanno presentato la loro storia e le loro esperienze. Nella seconda parte, invece, i ragazzi sono stati protagonisti. In palestra gli studenti hanno potuto cimentarsi in nuove esperienze grazie alla collaborazione di Olimpo basket, Alba Shuttle badminton, la Monticellese di pallapugno e la scuola mountain bike Freelangher.

Durante la giornata è stato allestito anche un banchetto della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori), che ha distribuito materiale informativo. Gioia Bartali, nel ricordare il nonno Gino, ha rievocato il segreto che il campione si portò quasi fino alla morte: tra il 1943 e il 1944 Bartali salvò oltre 800 persone trasportando documenti falsi nel tubo della sua bicicletta.

Uno dei più importanti nomi nella storia del ciclismo racconta una storia di fatica e di silenziosa generosità. Una citazione celebre di “Ginettaccio” riassume bene il messaggio che sta dietro a progetti come questo: «Il bene si fa ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca».

Federico Tubiello