Una nuova luce per Alda Merini

LIBRO Se decantarmi può solo Dio… è il libro di Edi Natali dedicato ad Alda Merini edito da San Paolo, a dieci anni dalla morte della poetessa. L’autrice riesce a entrare nelle profondità dell’anima di Alda Merini, realizzando nello stesso tempo un lavoro di autentica narrazione e ricostruzione della poetica e della storia umana della grande poetessa.

Anche se la Merini occupa un posto rilevante nel panorama della lirica italiana, da molto tempo però la critica è come se si fosse dimenticata di lei; non sono numerosi, infatti, gli studi sulla sua poetica, eppure, era stata scoperta poetessa dai grandi letterati del suo tempo, a partire da Pier Paolo Pasolini, per giungere a Salvatore Quasimodo; gli stessi Eugenio Montale e Mario Luzi usano parole benevole per la giovane Merini.

Edi Natali
Se decantarmi può solo Dio… La poesia e le notti di Alda Merini
Edizioni San Paolo
pag. 272, euro 19

Questo lavoro vuole ridare luce alla poetessa milanese concentrandosi sull’aspetto mistico e sull’importanza della religione cristiana nella sua esperienza esistenziale e poetica. Alda è ironica e leggera e allo stesso tempo è poetessa tragica, impegnata nella ricognizione di quell’inferno che a volte si presenta come malattia fisica o psichica, a volte come peccato o colpa, a volte come violenza, in un movimento vorticoso che dalla dimensione personale si dilata a dimensione storica, facendo uscire il canto della Merini dal mero sfogo lirico e trasformandolo in canto universale, poiché il poeta canta a nome di tutti e per tutti.

Una delle esperienze più forti che segneranno la vita della Merini, è l’internamento in manicomio per diversi anni; anche se la sua poesia nasce molti anni prima di questa vicenda, ma sicuramente l’esperienza vissuta in manicomio trasfigurerà la poetica successiva fino a considerare il suo dolore esperienza cristica. Sono anni dolorosi che Alda non dimenticherà mai e talmente importanti nella sua vita da descrivere in versi e in prosa le crudeltà, ma anche gli incontri che la meneghina vivrà durante l’internamento forzato. È proprio grazie a queste esperienze, e dai molteplici testi lasciati dalla Merini, che la Natali dedica un intero capitolo alla storia italiana dei manicomi, dalla legge Giolitti alla legge Basaglia, delineando in modo disincantato la realtà dei fatti. Un capitolo che dà al lettore la possibilità di conoscere dall’interno gli orrori che si perpetravano negli ospedali psichiatrici. «Ho vissuto dieci anni nella giungla odorosa di salici, ero una rosa dormiente» scriverà la Merini.

In questo libro si alternano e convergono diversi sguardi: quello rivolto alla Merini e alla sua storia, quello che riesce a leggerne il genio e quello capace di spiegare come, per scrivere, la Merini sia dovuta discendere come Cristo negli abissi più oscuri, per poi risorgere.

c.w.