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Abolizione dei buoni pasto per la Polizia: il sindacato Siulp protesta per l’introduzione della mensa obbligatoria di servizio

CUNEO «La questione è molto semplice, 10 anni fa hanno chiuso le mense e il personale che ci lavorava è stato destinato ad altre funzioni;  oggi si pretende di riaprirle, ma le strutture non sono più disponibili, pertanto l’opzione è quella di appoggiarsi a enti esterni». Alessandro Digeronimo sintetizza così il comunicato del Siulp (sigla che indica il Sindacato italiano unitario lavoratori Polizia) del quale è segretario generale per la Granda. Il tema è quello della mensa obbligatoria di servizio, fino a qualche decennio addietro un servizio garantito all’interno delle strutture dove prestano servizio gli agenti della Polizia di Stato, con personale e locali appositamente attrezzati. La politica di ridimensionamento delle spese aveva indotto gli organi competenti all’esternalizzazione a livello nazionale con il passaggio ai ticket-restaurant; le cucine vennero dismesse e le dotazioni di materiale devolute alla Caritas.

Da quel momento ogni agente ha avuto a disposizione un buono da 7 euro per ciascun pasto «nonostante le proteste del sindacato che all’epoca si era opposto alla volontà di Prefetto e Questore», come si legge nel testo del Siulp. È di questi giorni la notizia del contrordine del quale Digironimo illustra alcuni aspetti: «La nuova convenzione per i pasti degli agenti in forza alla Polizia stradale di Cuneo innalzerà a 8,27 euro il costo per ciascun pasto, a fronte dei 7 euro erogati in precedenza dal Ministero per ciascun ticket». Non un risparmio, ma una maggiorazione rispetto ai costi attuali che peserà sul bilancio.

«Il risparmio lo si otterrà inducendo gli agenti a rinunciare al servizio mensa». Una situazione diffusa e fotografata dalle statistiche secondo cui, si legge nel comunicato, «i poliziotti non sono soliti approfittare e frequentare la mensa di servizio». Con il vincolo imposto i pasti si potrebbero consumare solo nei locali in convenzione, ma se l’agente non lo fa l’ente non spende e si contraggono i costi.

«Il corpo di Polizia rispecchia la società italiana: parliamo di un gruppo di professionisti la cui età media si aggira attorno ai 50 anni con famiglie, una vita esclusivamente di caserma, come nei decenni passati, avveniva non è concepibile» conclude il segretario provinciale di Siulp.

Davide Gallesio