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Baritune, il nuovo disco di Filippo Cosentino

DISCO Baritune: il cambio di una sola vocale inventa felicemente il titolo del nuovo disco di Filippo Cosentino, registrato in solo e fresco di stampa per l’etichetta Incipit-Egea music. Il musicista albese ha ripreso l’amata chitarra baritona, per cui si è ormai ritagliato una posizione di specialista (è autore, tra le altre cose, di un metodo pubblicato due anni fa); e l’ha messa al servizio di dodici tunes – parola certamente di uso comune, contenente però più di una sfumatura, dall’aria al motivo alla canzone, ma anche al tono, all’idea dell’intonare.

Baritune, oltre a essere una piacevole, variegata antologia, può essere accostato come un percorso alla scoperta di una voce. Non è il primo lavoro che Cosentino incentra sulla chitarra baritona: nel 2016 fece uscire Tre, con otto pezzi originali; l’anno seguente, sempre su etichetta Milk e allegato alla rivista Jazzit, uscì la progressione dei nove tasselli dei suoi Spirituals. Ma le scelte di Baritune offrono prospettive inedite: a fianco delle composizioni originali compaiono le riletture di alcuni illustri standard jazz, che disponendo di un ricco retroterra di interpretazioni svelano con maggiore immediatezza il colore e le peculiarità della voce baritona di Cosentino. Sono brani ormai storici, ma che vengono incisi per la prima volta per questo strumento, come Beautiful love, canzone visitata nei decenni da grandi vocalist e musicisti (da Bing Crosby a Bill Evans, al duo Jim Hall-Petrucciani), o Estate di Bruno Martino, di cui il jazz si è impadronito subito e stabilmente. One quiet night di Pat Metheny proviene invece da un disco solista del 2003 del maestro americano, suonato tutto con la chitarra baritona e celebrato: Cosentino gli rende omaggio e trova la sua personale via, scegliendo per sé una diversa accordatura. Una sorpresa è poi trovare l’aria di Händel Lascia ch’io pianga, e altrettanto sorprendente è la trascrizione di Cosentino, che ne fa una canzone rispettosamente lieve.

I brani originali sono altrettanto ricchi di interesse e sfaccettature stilistiche, confermando la vena di scrittura di Filippo Cosentino. Che trova ispirazione nella letteratura (Old boy è un omaggio al mito del vecchio ragazzo J.D. Salinger), nelle sue radici mediterranee, nell’amore o nelle atmosfere di un nuovo Paese: è il caso del brano a chiusura del disco, Cdmx, che racchiude una specie di acquerello di Città del Messico, e in poco più di quattro minuti sa cambiare passo e colori. E strumenti: qui Cosentino suona sia la chitarra baritona acustica sia l’elettrica, così come il pianoforte, avendo cura di programmarsi pure diversi accompagnamenti ritmici.

Accade anche altrove nel disco, che l’esecutore si moltiplichi, sovraincidendosi in conversazione con se stesso: è il caso ad esempio di Family, uno dei due pezzi (l’altro è Quiet song) che ha ripreso da Tre. Sono brani (c’è anche Andromeda e Perseo, dal disco in trio Andromeda, uscito per Nau records) importanti per il loro autore, che qui ha voluto rivestirli a nuovo; per chi segue da vicino la sua evoluzione, sono diventati familiari come piccoli classici.

e.b.