Il gigante sulla collina

Un edificio contemporaneo, immerso nel verde, che garantirà una sanità di qualità al territorio, grazie alla sua impostazione, alle modernissime dotazioni e alla progettazione avveniristica

ALBA Abbiamo visitato il nuovo ospedale di Verduno in una giornata di nebbia. Partendo dal centro di Alba, senza incontrare particolare traffico, impieghiamo meno di dieci minuti per arrivare alla nuova rotonda della provinciale 7, il punto da cui si accede alla salita che porta al nosocomio. A un certo punto incontriamo la ruspa che sta completando quella che sarà la strada d’ingresso alla struttura.

L’ospedale si palesa all’improvviso, sulla destra: per chi lo vede per la prima volta, è mastodontico, più di quanto possa sembrare dal basso. E più ci si avvicina a piedi, più si ingrandisce. Si vedono meglio i dettagli: le vetrate, le due torri rosse, gli elementi architettonici. Nell’aria si sente l’odore di terra umida: siamo su una collina governata dai ritmi della natura, in cui aprirà un edificio contemporaneo di nove piani.

«Sarà un grande cambiamento, ma anche un salto di qualità», assicura il direttore generale dell’Asl Cn2 Massimo Veglio, che ci accompagna nella visita insieme al direttore sanitario Mario Traina e al direttore amministrativo Gianfranco Cassissa.

Arriviamo all’ingresso in vetro che esce dal corpo principale. Sul lato sinistro, l’anfiteatro che potrà essere utilizzato per convegni e aggiornamenti. Come precisa Traina, «il nostro obiettivo è rendere Verduno un’eccellenza: per questo è fondamentale avere uno spazio per la formazione, magari anche per specializzandi in medicina».

Qualche passo e siamo dentro, al piano quattro. C’è un cartone per terra che indica il desk per l’accoglienza, a cui ci si rivolgerà per avere informazioni. Saliamo di un piano, a quello che diventerà il reparto di radiologia. Più si va avanti, più si entra nella pancia dell’ospedale: un’infilata di corridoi, sale d’attesa, vetrate, stanze, spazi di servizio e bagni. Notiamo grandi tubature sul soffitto: è l’impianto di riscaldamento e di raffreddamento.

Siamo convinti che un momento cruciale come l’apertura di un nuovo ospedale vada affrontato insieme alla cittadinanza: per questo, venerdì 17 gennaio, alle 18, nel Palazzo Banca d’Alba, Gazzetta d’Alba incontrerà i vertici della sanità locale e regionale per parlare di ciò che sarà Verduno e di come si pensa di traghettare i servizi sanitari locali verso il futuro. L’invito a partecipare è rivolto a tutti.

Precisa Veglio: «Sarà un ospedale il più possibile green, basato sul concetto di risparmio energetico. Le finestre non si potranno aprire né d’inverno né d’estate, per minimizzare gli sprechi. Ovviamente sarà attivo anche un sistema per il risanamento degli ambienti». Poco più in là, c’è il pronto soccorso, affiancato dall’area per l’osservazione breve intensiva, ben più ampia rispetto a quella del San Lazzaro. Ma a colpire è soprattutto il blocco delle sale operatorie, undici, dove gran parte dell’attrezzatura è già stata installata: lampade di ultima generazione e una selva di monitor ancora ricoperti dalle loro protezioni. Il loro acquisto è stato possibile grazie alla fondazione Nuovo ospedale.

Spiega il direttore sanitario Mario Traina: «Stiamo parlando di strumentazioni di ultima generazione, che pochi ospedali hanno: potremo operare a Verduno in videodiretta con l’America o con altre parti del mondo. Fino a oggi, l’Asl Cn2 è rimasta chiusa entro le sue mura: da domani siamo pronti ad aprirci. Aggiunge Veglio: «L’idea è di attirare specialisti sempre più qualificati». Ci spostiamo verso le scale: quando l’ospedale sarà attivo, ci saranno ben 34 ascensori. Arriviamo nei reparti di degenza, disposti su più piani, per un totale di 350 posti. La maggior parte delle camere sono pensate per essere singole, ciascuna con bagno privato, televisione e arredi stile hotel, anche in questo caso grazie alla fondazione presieduta da Bruno Ceretto. «Ognuna avrà un suo sollevatore per spostare i pazienti che non possono muoversi: oggi non esistono ospedali pubblici con queste caratteristiche», precisa Traina.

Nel nostro tour, incontriamo alcuni gruppi di operai: sistemano fili, montano attrezzature, saldano strutture. Non ci sono ancora pazienti e medici, ma l’ospedale è in dirittura di arrivo e stanno giungendo gli ultimi arredi. Oltre agli operai, incontriamo gruppi di dipendenti chiamati a vedere in anteprima i locali in cui lavoreranno, con una guida. Con il casco di protezione in testa, qualcuno esce dal cantiere sollevato e qualcuno a testa bassa. «L’ospedale avrà i suoi problemi di avviamento, ma la macchina funzionerà, come e meglio di oggi», ribadisce il direttore generale.

Francesca Pinaffo