Alba capitale, con 2.686 euro in fumo pro capite

IL PUNTO/2 In tre anni, il cosiddetto “distanziometro” ha portato alla soppressione di quasi il 50 per cento delle macchine da gioco presenti in Piemonte. Chiaro il motivo per cui le associazioni di esercenti si sono opposte strenuamente e continuino a fare muro contro la legge regionale del 2016, proposta dagli assessori Antonio Saitta e Gianna Pentenero.

Le associazioni di categoria sostengono che gli unici effetti della legge sono stati rilevati nella perdita di occupazione. Un pensiero che è tutto nelle parole di Domenico Distante, presidente di Sapar, la più longeva associazione italiana di gestori del gioco di Stato: «La legge va a incentivare il gioco senza controllo on-line, che danneggia anche i minori».

Gli fa eco Giorgio Pastorino, presidente nazionale di Sts, il Sindacato dei totoricevitori sportivi: «Il Piemonte ha avuto fretta di legiferare, il “distanziometro” ferma il giocatore occasionale, ma non quello patologico, che sceglie comunque altre strade. Il settore legale è sempre stato un argine al proliferare dei videopoker, strumenti utilizzati dalla criminalità».

I dati dell’Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali del Piemonte) fotografano però una realtà diversa. Prima dell’entrata in vigore della legge regionale, dal 2013 al 2016, in Piemonte il volume nel gioco distribuito su rete fisica è cresciuto di circa il 4,5 per cento, con +219 milioni di euro, pari a un volume di gioco di circa 1.167 euro pro capite per residente di ogni età e un totale di oltre 5,1 miliardi di euro giocati. Anche le perdite dei giocatori sono cresciute nello stesso periodo di circa l’11 per cento, con +127 milioni, pari a 283 euro pro capite per residente di ogni età.

Nel 2016 la raccolta era pari a 3,7 miliardi di euro, il 72 per cento solo da apparecchi elettronici, cioè quelli colpiti dalla legge regionale. Dopo il 2016 si assiste a una drastica diminuzione dei volumi di gioco in Piemonte, mentre nel resto d’Italia continua a crescere l’azzardo.

La diminuzione registrata in Piemonte nel 2018, rispetto al 2016 è di 497 milioni di euro (–9,7 per cento) e di 430 milioni rispetto al 2015. Il calo nel valore delle perdite osservato nel 2018 rispetto al 2015 è pari a 113 milioni (–10 per cento). Il giocato scende da 4,9 miliardi nel 2013 a 4,6 miliardi nel 2018, mentre nello stesso periodo si è passati dai 64 miliardi di gioco fisico a livello italiano del 2013 ai 70 miliardi di euro giocati nel 2018.

In effetti, il gioco on-line ha assorbito in parte quello fisico perso e anche in Piemonte l’azzardo a distanza è cresciuto molto (+75 per cento), comunque abbastanza di meno rispetto al resto del Paese (+87 per cento).

Nel complesso, dunque, nonostante gli effetti della legge regionale del 2016, anche in Piemonte si registra una crescita dell’azzardo – sommando gioco fisico e gioco on-line –, ma l’incremento rallenta rispetto al resto del Paese (+3 per cento contro un +22 per cento a livello nazionale) e, nel 2018, le perdite sono inferiori a quelle osservate nel 2015 di circa il 6 per cento (69 milioni di euro). Nel 2018 in Piemonte il volume di gioco pro capite si è attestato su 1.491 euro, mentre in Italia si parla di 1.766 euro: oltre il 15 per cento in meno. I casi in cura presso i Serd (Servizi dipendenze delle Asl) sono inoltre scesi da 1.421 del 2015 a 1.184 nel 2018.

È diminuito anche il fatturato del gioco ad Alba. Il record si era toccato nel 2016, con quasi 96 milioni di euro sul territorio comunale, una delle medie pro capite più elevate d’Italia. Nel 2018 il totale giocato in città è stato pari a 84 milioni e mezzo circa, 11 milioni e mezzo in meno. Le vincite hanno toccato quota 68 milioni, le perdite 16. Il giocato pro capite per ognuno dei 31.453 albesi è sceso a 2.686 euro, le perdite a 509. Alba resta peraltro la città dell’azzardo, se paragonata alle sette sorelle cuneesi e al resto della provincia, dove si giocano 944 euro in media e se ne perdono 200.

m.p.

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