“Ancreus”, uno dei termini più curiosi della lingua piemontese. Scopriamone le origini

Ancreus (o Encreus): Profondo, incavato, sapiente, acuto

Qualche giorno fa sono stato invitato a presentare una serata dove una ragazza appena laureata, presentava alla popolazione di Sommariva Perno la sua Tesi di Laurea Magistrale, riguardante la lingua piemontese nella parlata locale. Ho trovato il suo lavoro molto ben fatto; si può dire che sia un documento storico di ottimo livello: il voto universitario è stato 110 e lode.

Ciò che mi ha sorpreso di questa ragazza, sono le origini non piemontesi. Si chiama Alessia Raise. Il suo cognome mi ha detto essere germanico: in tedesco infatti, Reise significa viaggio. Le ho risposto che in piemontese la parola Rèis significa radice/radici. Ne è convenuto che il suo lavoro sia stato un brillante viaggio nelle radici. La parola di oggi significa questo, poiché è di profondità che parliamo.

Da queste parti vi è un premio letterario indetto dall’Arvangia, che prende il nome di due parole che rispolveriamo oggi: Rèis Ëncreus. Ogni anno va a riconoscere quei testi che hanno una pertinenza con il legame tra l’autore stesso e questo territorio.

            Ancreus o Ëncreus, che dir si voglia, grammaticalmente è classificato tanto come aggettivo, quanto come avverbio; al femminile è sufficiente aggiungere la classica “a” alla fine. L’etimo della parola di oggi è di esito francese; arriva attraverso la dicitura en creux. Quest’ultima, significando concavo, ci riporta al senso di profondità fisica e metaforica che ritroviamo in lingua piemontese.

Vista la società rurale che compone il Piemonte, il significato più pragmatico è legato alla profondità terrena. Infatti il modo di dire cavé ancreus, significa zappare profondo. Qualcuno invece non resisterebbe un attimo in campagna; preferisce studiare perché, evidentemente dà adito a un motto intramontabile. Com’era già? ‘meglio sapere che sapare’. In quel caso, stidié ancreus, significa studiare in modo approfondito. Contadino, scarpe grosse e cervello fino. Sì, penso che il contadino sia ambasciatore di svariate forme di profondità, non soltanto legate alla terra.

Paolo Tibaldi