Dalla razza Cavour al Nero del Piemonte, l’erede di un’antica tradizione suinicola

ZOOTECNIA Qualche anno fa, girando tra i banchi del Mercato del libro antico a Cherasco, mi imbattei in un libro: si trattava del volume dell’Enciclopedia agraria italiana dedicato alla zootecnica speciale dei suini. Redatto da Ettore Mascheroni nel 1927, è l’opera più autorevole sulle razze suine autoctone italiane e non solo. Fino a quegli anni ogni regione aveva una sua razza di maiali neri. Il Mascheroni nel suo libro di italiane ne censì 23. Il Piemonte aveva la razza Cavour e la Lombardia la Garlasco, con tanti punti di collegamento tra loro.

L’introduzione delle razze bianche (Large White, Landrace, Berkshire e altre), più produttive, ha poco per volta impoverito la genetica locale, fino a decretarne in molti casi l’estinzione. Ma negli ultimi decenni in molte regioni italiane si è tornato a lavorare per recuperare e fissare i caratteri di quelle razze. Oggi anche il Piemonte può di nuovo disporre di una razza simile alla sua storica Cavour. Questa razza si chiamerà Nero di Cavour, Nero di Piemonte o Nero piemontese. L’ha stabilito la Commissione tecnica centrale del libro genealogico riunita al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali il 23 gennaio, riconoscendola come razza di nuova costituzione.

A dare la notizia è stato Maurizio Gallo, direttore dell’Associazione nazionale allevatori suini, che aveva trasmesso alla commissione i dati relativi alle caratteristiche della popolazione esistente tra Piemonte e Lomellina, avendole verificate più volte con i suoi ispettori affiancati da Riccardo Fortina dell’Università di Torino, che ne ha seguito il progetto scientifico.

Vediamo ora quali sono i caratteri del suino nero piemontese: mantello nero e cute color ardesia, mascherina facciale bianca, con balzane bianche agli arti anteriori, ma soprattutto grande mole, robusto ed equilibrato nel rapporto tra conformazione della coscia e della spalla. Questo suino si distingue per la sua rusticità, che durante il progetto di recupero negli allevamenti piemontesi ne ha consentito la crescita allo stato brado o semibrado con tecniche ispirate alla naturalità. Roberto Costa, produttore vitivinicolo del Roero appassionato di allevamento suino, da più di dieci anni collabora con l’Università di Torino attraverso incroci e acquisizioni alla costituzione di questa razza. Utilizzando i terreni aziendali, in particolare boschi anche recintati, ha sperimentato la rusticità di questi animali oltre alle ottime caratteristiche delle loro carni. Non ha lavorato da solo. Qua e là per il Piemonte altre aziende – da Lequio Tanaro al Vercellese – hanno seguito il suo esempio; la popolazione dei suini neri piemontesi conta ormai diverse centinaia di soggetti con le medesime caratteristiche.

Non resta che attendere il decreto ministeriale, poi si potranno iscrivere gli allevamenti e iniziare la registrazione dei dati da parte dei tecnici dell’Associazione regionale allevatori del Piemonte, per controllare e iscrivere gli animali al libro genealogico.

Con un contributo della Regione, l’Università di Torino proseguirà il lavoro di supporto, continuando a selezionare la razza presso il suo centro di allevamento. I migliori ibridi riproduttori esistenti, frutto del lavoro degli allevatori piemontesi, saranno portati alla Struttura didattica speciale di veterinaria (Sdsv) di Grugliasco per essere sottoposti a selezione e prove di performance. La discendenza selezionata sarà la base dei futuri riproduttori dei Nero piemontese e verrà distribuita agli allevatori.

Giancarlo Montaldo