Germania, un’altra malata d’Europa?

Tre appuntamenti elettorali erano attesi nel 2017 per capire gli sviluppi futuri dell’Unione europea, all’indomani dell’azzardato referendum di Brexit, con tutto quello che ne sarebbe seguito.

Andavano al voto, poco più di due anni fa, i Paesi Bassi, la Francia e la Germania, tre importanti Paesi fondatori della prima Comunità europea. I risultati per il futuro dell’Ue sembrarono incoraggianti per i primi due Paesi, un po’ meno per la Germania che registrò allora una caduta di consensi per i suoi tradizionali partiti di governo con l’indebolimento della cancelliera Angela Merkel, confermata comunque alla guida della Germania per un quarto mandato. Furono in molti già allora a interrogarsi sulla residua forza della Cancelliera, non solo per guidare il suo Paese, ma anche per continuare a tenere il timone dell’Ue. Dubbi che si confermarono quando indicò come candidata a succederle Annegret Kramp-Kerrenbauer, una figura di debole leadership, come avrebbe presto rivelato.

In questi due anni la perdita di consenso in Germania dei partiti tradizionali, dai cristiano-sociali ai socialdemocratici, si è andata aggravando a ogni elezione regionale e ha rischiato di schiantarsi nei giorni scorsi in occasione del voto in Turingia, un piccolo Land dell’ex-Germania dell’Est. Netto vincitore delle elezioni ne era risultato il partito della sinistra, Linke, con il 30% dei consensi. Nonostante il buon governo di cui aveva dato prova il suo leader, contro la sua conferma alla guida del governo regionale si sono coalizzati i partiti di centro e i liberali, alleati per l’occasione con l’estrema destra dell’Alleanza per la Germania (Afd), covo di nostalgici filo-nazisti in una regione che, durante la Repubblica di Weimar (1919-1933), la vide per prima presente con il partito nazional-socialista in una coalizione di governo

Quanto è bastato per far esplodere uno scandalo nazionale di cui ha fatto le spese non solo la candidata cancelliera Kramp-Kerrenbauer, dimessasi poche ore dopo, ma il sistema politico tedesco, tardivamente intervenuto per sconfessare il governo uscito da quella maggioranza anomala, cui si erano piegati liberali e cristiano-sociali.

Un gran brutto segnale per una Cancelliera al tramonto e per un’Unione europea che sarà guidata nel prossimo semestre dalla presidenza di turno tedesca, in un momento in cui è in corso un ambizioso tentativo di rilancio del processo di integrazione europea con la guida di un’altra tedesca, Ursula von der Leyen e si profila l’urgenza di dotare l’Ue di una politica comune di sicurezza in dialogo con la Francia.

Franco Chittolina, sociologo, ha lavorato per 25 anni nelle istituzioni europee

Tutto questo mentre anche l’economia tedesca è a un passo dalla recessione, e con la produzione industriale in caduta del 3,5%, e la Francia, tradizionale partner della Germania al timone dell’Ue, registra importanti tensioni sociali che indeboliscono Emmanuel Macron, non solo nel suo Paese, ma anche in Europa dove, due anni fa, si era proposto come protagonista di un rinascimento nel continente. Senza contare la stagione di incertezza aperta dalla “secessione” britannica alla vigilia di un aspro negoziato tra le due sponde dell’Atlantico, con il rischio che possa incrinarsi la compattezza fin qui miracolosamente dimostrata da parte dei ventisette paesi dell’Unione nei confronti del Regno Unito.

Il rischio di instabilità politica in Germania in una congiuntura sensibile come questa, non solo in Europa, ma anche per i rapporti sempre tumultuosi dell’Ues con gli Usa di Donald Trump alla ricerca della sua rielezione e per quelli tesi, in questi tempi di “coronavirus”, con la Cina inquieta di Ji Ping non è un buon viatico per l’Ue alla ricerca di una nuova stagione di progressi sulla strada dell’integrazione, della coesione e della solidarietà.

Franco Chittolina