Intervista: Oliviero Toscani e l’immagine, ultima realtà

L’INTERVISTA Oliviero Toscani, fotografo fra i più conosciuti al mondo, è stato ospite della fondazione Mirafiore con un intervento che ha ricostruito la sua lunga carriera e raccontato i retroscena dei tanti progetti ideati a partire dagli anni ’60. Recentemente al centro di una piccola tempesta mediatica («sono inciampato», ammette, riferendosi alle sue dichiarazioni sul crollo del ponte Morandi), conclusasi con la risoluzione del rapporto di lavoro con il marchio Benetton, il fotografo ha parlato con Gazzetta dei principi che orientano il suo lavoro.

In un mondo sempre più dominato dalle immagini, chi è il fotografo?

«Fotografi lo siamo tutti. Chi non ha mai scattato una fotografia in vita sua? La tecnologia dà pieno accesso a questa esperienza, quotidiana per moltissime persone. La vera domanda da porsi è: chi è l’autore? Colui che riesce a vedere ciò che sentiamo e rappresentarlo con immagini. Personalmente è stata la moda a offrirmi questa opportunità, dandomi la possibilità di esprimermi in modo esteticamente interessante».

Il suo nome è legato a tante campagne pubblicitarie, spesso oggetto di dibattito pubblico…

«Appartengo alla prima generazione che non ha sofferto la guerra. La prima che ha avuto il tempo di contestare. Ogni immagine ha un valore socio-politico, questo dalla notte dei tempi. Credo che la fotografia serva a raccontare il proprio tempo o immaginarlo, ossia metterlo per immagini. Non capisco come si possa essere turbati da un’immagine, l’immagine è l’ultima realtà rimasta».

E le parole? Non servono?

«Non sono ciò che ci colpisce di più. Restiamo segnati dall’immagine. La nostra memoria storica si articola per fotogrammi. Il problema è che non siamo osservatori educati. Quanto tempo della nostra giornata dedichiamo alla nostra immaginazione? Ce la prendiamo con i social, ma siamo noi il problema, così dipendenti dal giudizio altrui».

Davvero non la infastidisce che tutti siano fotografi?

«No. Diciamolo chiaramente: fotografare non implica una grande maestria. È piuttosto naturale, come guidare, basta sapere dove ci si vuole recare. E poi questa faccenda della creatività e del genio è piuttosto sopravvalutata. Come se le idee andassero cercate».

E come si trova un buon soggetto?

«Bisogna imparare a essere situazionisti e coniugare i tratti della propria personalità con ciò che si osserva. Forse s’impara a essere un po’ psicologi. Nel mio caso, ho avuto la fortuna di conoscere personalità straordinarie e ho cercato di imparare da tutte. Dopo tanti anni di lavoro, sono ancora qui che mi sforzo di migliorare, di capire che cosa si presenta di fronte all’obiettivo della macchina».

Le lezioni della fondazione Mirafiore sarebbero proseguite con Telmo Pievani, filosofo della biologia, sabato 29 febbraio. L’intervento del professore, dedicato al tema dell’imperfezione umana, è stato annullato, così come lo spettacolo per ragazzi in programma domenica.

Alessio Degiorgis