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La grande sfida per la sanità è affrontare la multicronicità

LO STUDIO Secondo il bollettino epidemiologico pubblicato a gennaio, nell’Asl Cn2 al 31 dicembre 2018 abitavano 40.916 ultra 65enni, ossia il 23,9 per cento della popolazione totale. Facendo riferimento alle classi di età (tre categorie), emerge che i giovani-vecchi di età compresa tra 65 e 74 anni sono l’11 per cento, quelli di età compresa tra i 75 e gli 84 anni l’8,7 per cento e gli ultra 84enni il 4,2 per cento. La speranza di vita nel 2016 (ultimo dato disponibile) si attesta a 80,7 anni per gli uomini e a 85,1 anni per le donne.

Nel complesso si può dire che la popolazione locale sia sempre più anziana. L’indice di invecchiamento (ossia la popolazione con un’età di 65 anni e più, per 100 abitanti) in Piemonte ha registrato, negli ultimi 20 anni, un aumento costante passando dal 20,4 del 1999 al 25,6 del 2018, mentre l’indice di vecchiaia, dato dal rapporto tra la popolazione anziana e i giovani 0-14enni per 100, è di 205,9 (dato più elevato degli ultimi 20 anni).

I livelli di inquinamento, le condizioni economiche precarie a cui molti anziani sono costretti e lo stress diffuso, così come il prolungamento della vita oltre i limiti tradizionali e gli stili di vita inappropriati, hanno moltiplicato le malattie croniche.

Spiega Patrizia Corradini, già direttore del distretto di Alba dell’Asl Cn2: «Occorre realizzare quanto di buono è rimasto dell’organizzazione del nostro sistema sanitario nazionale e colmare le diseguaglianze di salute, di organizzazione e di cultura sanitaria, che sono oggi ancora del tutto evidenti. Fondamentale è, quindi, formare i giovani medici e rieducare i meno giovani che abbiano scordato i principi essenziali della medicina, del rapporto umano, della vera comunicazione, dell’attenzione alla persona e della gestione delle differenze e dell’incertezza».

Infatti, prosegue Corradini, «la vera emergenza, nonché la grande sfida dei prossimi decenni, consiste proprio nella capacità di incentrare le strategie sanitarie sulla gestione della multicronicità, che può diventare, in un prossimo futuro, uno dei principali problemi di sostenibilità economica del sistema. È indispensabile a tal proposito individuare le strategie per rafforzare e modernizzare l’assistenza a domicilio. In Italia l’assistenza domiciliare continua a essere sottodimensionata rispetto ai bisogni di una popolazione che invecchia, con un carico crescente di cronicità, di disabilità e di non autosufficienza».

Conclude Corradini: «Nella nostra Asl negli anni si è riusciti a seguire a domicilio casi sempre più complessi, grazie anche alla possibilità di attivare consulenze specialistiche e psicologiche a domicilio, percorsi riabilitativi domiciliari, assistenza di ventiloterapia domiciliare per pazienti affetti da particolari patologie, radiologia domiciliare per casi selezionati, servizio di vulnologia con telemedicina e impianto a domicilio, con tecnica ecoguidata, di accessi venosi periferici sicuri, con minori complicanze e disagio per l’assistito e con notevoli vantaggi in termini di risorse risparmiate».

Sara Elide

INCHIESTA: TERZA ETÀ