La ragazza che ha visto l’“altro volto” della città

L’ESPERIENZA «Quando sono tornata a scuola, mi sono sentita una persona completamente diversa». Le parole di Elisabetta Pugliese, studentessa al quarto anno del liceo Da Vinci, racchiudono appieno quello che dovrebbe essere l’alternanza scuola-lavoro: un momento di crescita personale e di comprensione di sé stessi, oltre che delle proprie attitudini.

La ragazza, che vive a Bra e frequenta l’indirizzo economico-sociale dell’istituto albese, ha scelto di svolgere le due settimane di alternanza tra la casa di reclusione Giuseppe Montalto di Alba, l’Emporio della solidarietà e il Centro di prima accoglienza di via Pola. Spiega Elisabetta: «Tra le proposte, come esperienze in aziende del territorio o in Tribunale, ho scelto proprio questa: mi è sembrato interessante e utile poter vedere l’“altro volto” della città, quello dei detenuti e delle persone che ogni giorno vivono in condizioni d’indigenza, la cui esistenza non è conosciuta dalla maggior parte delle persone».

Sono state due settimane di lavoro, per settantadue ore, di cui due terzi trascorsi all’interno del carcere di località Toppino. Per il terzo anno, il progetto è stato possibile grazie alla collaborazione con l’associazione di volontariato penitenziario Arcobaleno, come prosegue Elisabetta: «Quando ho deciso per questa proposta, tutti mi hanno sconsigliato il carcere, perché abbiamo un’immagine stereotipata dei detenuti. Anch’io, il primo giorno, ero piena di dubbi e timori. Ma sono stati sufficienti pochi minuti e l’incontro con l’educatrice Valentina Danzuso, che mi ha seguito per tutto il percorso insieme ai volontari di Arcobaleno, per rendermi conto che l’umanità dentro le mura è molto diversa rispetto a come si crede dall’esterno: ho partecipato alle lezioni rivolte ai detenuti, ho ascoltato le storie e mi sono trovata davanti a persone con risorse e potenzialità, che hanno commesso errori, ma che hanno il diritto di reinserirsi nel mondo senza pregiudizi».

Per la studentessa, l’esperienza all’Emporio della solidarietà è stata altrettanto arricchente: «Ho svolto diverse mansioni, come addetta alle casse e alle vendite. Penso che per tanti albesi e braidesi sarebbe utile entrare: ho visto volti che mi hanno toccato nel profondo e che raccontano un quotidiano diverso rispetto all’immagine dell’Alba benestante». Per alcuni pomeriggi, poi, Elisabetta si è resa utile al Centro di prima accoglienza di via Pola, «aiutando i volontari nella preparazione della cena e mettendo in ordine i vestiti».

Il bilancio delle tre esperienze è più che positivo: «Prima dell’alternanza scuola-lavoro, non avevo mai svolto volontariato. Grazie a queste due settimane, ho scoperto questa parte di me: continuerò a rendermi utile all’Emporio e, se la scuola me lo permetterà, anche in carcere e al centro di via Pola. Mi sono resa conto che la maggior parte dei volontari che ho conosciuto non sono giovanissimi: mi auguro che altri miei coetanei possano impegnarsi in questo mondo».

Soddisfatto del progetto anche il presidente di Arcobaleno Domenico Albesano: «Elisabetta ha colto l’obiettivo della proposta in carcere, dove negli ultimi anni la popolazione dei detenuti è molto cambiata: ci sono sempre meno stranieri e sempre più italiani e giovani. Parliamo di ragazzi che spesso hanno interrotto gli studi e che proprio nella struttura di detenzione hanno l’opportunità di riscattarsi: per questo la nostra associazione punta sull’istruzione. Per esempio, un traguardo è stato raggiunto di recente, con la laurea di un giovane detenuto».

Francesca Pinaffo