L’intera provincia di Cuneo non si senta fuori dai giochi

LA RELAZIONE/4 La prima operazione che porta alla luce la presenza del fenomeno mafioso nella Granda risale al 2011, con Alba chiara, che permise di scoprire la “locale” del basso Piemonte operante nei Comuni di Sommariva del Bosco e Alba e nelle province di Asti e Alessandria. I tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata di matrice calabrese hanno poi avuto un’ulteriore conferma nel 2018, con l’operazione Barbarossa, che ha individuato una locale di ’ndrangheta ad Asti, con la presenza di affiliati anche nella provincia di Cuneo.

L’operazione Carminius ha coinvolto numerosi personaggi cuneesi. La Direzione distrettuale antimafia sottolinea nella sua relazione come anche il capoluogo sia nel mirino evidente della ’ndrangheta: «Il territorio appare esposto a tentativi di infiltrazione da parte di sodalizi calabresi, siciliani, campani e pugliesi, anche in ragione del fatto che diversi sodali sono sottoposti a regime detentivo differenziato presso la casa circondariale di Cuneo. Tale circostanza potrebbe favorire forme di stabile insediamento
da parte dei familiari».

m.p.

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