Nel Cuneese raddoppiano gli studenti universitari ma in troppi non ce la fanno

IL PUNTO/2  Oggi molti più giovani studiano fino alla laurea. Ma come si declina questa possibilità di formarsi nella realtà, dopo l’ottenimento del titolo? Secondo i dati che Ires Piemonte ha elaborato per Gazzetta d’Alba, il numero di cuneesi iscritti all’università risulta in costante crescita: nell’ultimo quadriennio si è passati da poco più di 11mila a oltre 12mila persone, con un aumento di 11 punti.

Eppure, considerando i 71.608 residenti di età compresa tra 19 e 30 anni, emerge come nel 2017-18 soltanto il 17% stia studiando. Sebbene solo quattro anni prima la percentuale fosse al 15,5, il livello rimane comunque basso. Chi sono questi studenti? L’86% di questo esercito di universitari è iscritto in un ateneo del Piemonte – in particolare all’Università di Torino –, mentre aumenta lo stuolo di chi opta per un ateneo al di fuori del territorio regionale. Nel 2018 erano iscritti 8.300 giovani a Torino, 1.900
al Politecnico, 184 all’Università del Piemonte orientale e 1.770 in altri atenei. L’incremento maggiore d’iscritti, negli ultimi anni si registra però presso le università telematiche, seguite da Bologna, Firenze e dalla Cattolica del Sacro Cuore.

Per quanto riguarda gli aiuti agli studenti, nell’anno accademico 2018-2019 hanno beneficiato del sussidio regionale (la borsa di studio) 828 studenti residenti in provincia di Cuneo, pari a quasi l’8% del totale degli iscritti in un ateneo del Piemonte.

La ricercatrice dell’Ires Federica Laudisa: «Il numero di beneficiari è quasi raddoppiato (+73% in quattro anni), perché sono aumentati gli studenti ma soprattutto perché sono aumentate le domande di aiuto (+67%) sia in valore assoluto sia in rapporto agli iscritti». Il primo elemento atto a spiegare l’incremento è la più ampia diffusione dell’informazione tra gli studenti rispetto a questo beneficio. Inoltre, la popolazione studentesca allargata soddisfa i requisiti richiesti per ottenere una borsa di studio, passando dal 76% all’80% negli ultimi anni. Il dato pare tradursi insomma nella chiara constatazione che ci sono molte famiglie in crisi.

m.v.

INCHIESTA: NEL MONDO DEI GIOVANI