Per l’acqua si va verso il gestore unico Cogesi

CICLO IDRICO Oggi, giovedì 27 febbraio – nel corso della conferenza d’ambito dell’Autorità territoriale ottimale cuneese 4 – è stato comunicato il valore industriale residuo (Vir), calcolato dai tecnici per stabilire quanto andrà corrisposto alle aziende private nel delicato passaggio al gestore unico Cogesi per il servizio idrico della Granda. Per quanto tecnico, si tratta di un passaggio fondamentale, in vista della riorganizzazione della gestione provinciale dell’“oro blu”.

La scorsa settimana sono infatti state depositate le sentenze non ancora definitive dei ricorsi presentati proprio contro la gestione unica totalmente pubblica del ciclo idrico, decisa a maggioranza dai sindaci della provincia di Cuneo nel 2018. Pare certo che saranno respinti i ricorsi delle aziende private e dei 28 Comuni “dissidenti”, perché la legislazione statale non permetterebbe – come richiesto alla Regione – di suddividere la Granda in due sub-ambiti.

La prima sentenza è relativa ai ricorsi di Tecnoedil (del 2018 e del 2019) contro l’Ato 4, l’ente che si occupa del servizio idrico, e la stessa Provincia. La seconda raggruppa i ricorsi del 2017 e del 2019 di Aeta –il consorzio legato al gruppo Egea, formato dalle società Alpiacque, Alse e Tecnoedil –, ancora contro Ato 4 e Provincia di Cuneo. La terza sentenza riunisce invece i ricorsi presentati nel 2018 e nel 2019 da 21 Comuni con capofila Canale e 7 Comuni con capofila Cavallerleone, di nuovo contro Ato 4 e Provincia di Cuneo.

Nelle sentenze viene stabilita la legittimità a intervenire del Tribunale superiore delle acque e la non ammissibilità dei ricorsi nei confronti della Provincia. Ma, se esce dalla partita l’ente provinciale, le sentenze non sono definitive perché la palla passa ora alla Regione Piemonte, che potrebbe legiferare per far cessare il contenzioso.

Nelle tre sentenze si stabilisce infatti una gerarchia di ruoli, che pone come predominante il ricorso dei 28 Comuni, schieratisi apertamente contro il gestore unico pubblico Cogesi. Palazzo Lascaris, però, pur avendo in mano la palla, non avrebbe grandi margini per operare, perché il Tribunale delle acque condivide il parere del Consiglio di Stato, il quale vieta a un gestore privato di essere parte di un gestore pubblico. In sintesi, sembrerebbero poche le possibilità per le imprese private ricorrenti, ma anche per i 28 Comuni “dissidenti” parrebbe difficile intravedere una soluzione: non pare infatti percorribile l’ipotesi d’istituire sub-ambiti gestionali, vietati dalla legge dello Stato, che obbliga alla gestione unica per ogni territorio. La questione è molto complessa dal punto di vista giuridico e origina proprio dalla nostra area, che in parte non ha sottoscritto la decisione del gestore unico provinciale per il ciclo idrico.

Stando ai bene informati, la norma nazionale permetterebbe soltanto di accorpare e non di dividere i territori: quindi, potrebbe essere riconosciuta la legittimità per i 28 Comuni di non fare parte della corazzata pubblica, ma per loro potrebbe risultare impossibile individuare un nuovo sub-ambito con un gestore diverso da quello totalmente pubblico. A quel punto l’unica soluzione potrebbe essere l’entrata in Cogesi, per non rischiare di rimanere senza gestore per il servizio idrico.

Il Tribunale delle acque ha fissato una nuova udienza per il prossimo primo aprile 2020: in questa data si dovranno esaminare gli eventuali provvedimenti che la Regione Piemonte sarà in grado di emanare, valutandone la capacità di estinguere il contenzioso.

Marcello Pasquero