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Turismo: tremila imprese nell’Atl, 14mila addetti, giro da 400 milioni

L’INTERVISTA  Maria L’Episcopo – consigliere comunale albese della Lega, esperta in ricezione turistica, vicario all’ente turismo Langhe, Monferrato e Roero – a sei mesi dalla nomina traccia un bilancio delle presenze in costante crescita ad Alba e nell’Atl. La città è al secondo posto in Piemonte per strutture ricettive, dietro solo a Torino: un percorso tra grandi opportunità, ma anche molte incognite, perché sono troppi gli albesi che non dichiarano la propria attività, con il rischio di una denuncia penale e pesanti ripercussioni sulla sicurezza.

L’Episcopo, il turismo è divenuto la prima azienda del territorio: conferma?

«Confermo. Basta elencarne i numeri per capire l’importanza del turismo per la nostra Atl: contiamo oltre 3mila imprese, dislocate su 211 Comuni, con più di 14mila addetti per un fatturato totale di circa 400 milioni di euro».

E Alba non è da meno.

Maria L’Episcopo, consigliere comunale albese della Lega, è stata nominata vicario all’Ente turismo Langhe, Monferrato e Roero

«Nel territorio comunale abbiamo superato le 100 strutture: alberghi, agriturismi, bed and breakfast con licenza e 150 ristoranti. Possiamo dire che Alba sia diventata la prima in Piemonte, dopo Torino, per numero di licenze turistiche. Il capoluogo, con una popolazione 25 volte superiore, ha cinque volte le strutture della nostra città».

Quante sono le attività registrate, ma senza licenza?

«Per le locazioni turistiche brevi, senza licenza, ne contiamo 88 ufficiali, cioè registrate al portale della Regione. Navigando sui vari siti on-line è però possibile ipotizzare che siano il doppio o quasi. Prima le locazioni brevi erano “briciole”, ora muovono migliaia di turisti ed è necessario conteggiarle, per avere il dato certo delle presenze in città».

Quindi, quanti sono i turisti che ipotizzate possano aver visitato Alba nel 2019?

«Negli uffici dell’Atl sono entrate circa 100mila persone. Nella sola settimana di Ferragosto ne abbiamo registrate 3mila. L’imposta di soggiorno può essere considerata un buon metronomo delle presenze. Nel 2019 abbiamo incassato come Comune di Alba 287mila euro. Possiamo dire che le strutture sono state occupate per circa 200mila notti che, divise per una presenza media di 2,2 notti per ogni arrivo, valgono 90mila persone registrate. Ipotizziamo però di aggiungerne almeno il 10-15 per cento o anche di più».

Come funziona l’imposta di soggiorno?

«È un’imposta – non una tassa – che non viene corrisposta da chi gestisce la struttura ricettiva, ma da coloro che vi soggiornano. Il compito del gestore è di applicare l’imposta, incassarla, per poi versarla nelle casse comunali. L’intero ammontare viene poi reinvestito in ambito turistico, senza gravare sulla tassazione dei residenti».

È quindi obbligatorio che tutte le strutture incassino l’imposta per poi versarla al Comune?

«Non solo, una legge entrata in vigore a ottobre 2019 prevede che tutte le locazioni turistiche si registrino al portale della Regione Piemonte. In questo modo verranno certificate, ottenendo un codice identificativo. Per potersi registrare, ci si può rivolgere sia all’Atl che in Municipio oppure provvedere in autonomia. Fondamentale è farlo. Al momento, per quanto riguarda le locazioni brevi ne contiamo solo 88 registrate ma, ribadisco, potrebbero essere il doppio o forse di più».

Che cosa rischia chi non si registra?

«Il mancato versamento dell’imposta al Comune genera il reato di peculato, previsto dall’art. 314 del codice penale e punito con la reclusione da quattro a dieci anni».

C’è anche una questione di sicurezza pubblica?

«Certamente, perché non possiamo sapere chi cerchi di soggiornare in attività non registrate, che non richiedono e non comunicano le generalità dell’ospite. In questo modo si viola il testo di sicurezza pubblica che obbliga a registrare le presenze sul portale della Questura. Potrebbe trattarsi di turisti in cerca di risparmio, ma anche di terroristi, latitanti, personaggi che hanno interesse a non farsi individuare. Chi fa il furbo rischia il carcere e mette a repentaglio la cittadinanza».

C’è, infine, anche un aspetto di concorrenza sleale.

«Certamente. Chi non paga le tasse e non versa l’imposta di soggiorno fa concorrenza sleale a quanti rispettano le regole. La tassa per le locazioni brevi è del 21 per cento, mentre l’imposta di soggiorno è a carico del cliente: non vale la pena fare i furbi».

Che cosa consiglia a chi vuole entrare nel mercato delle locazioni brevi?

«Ritengo di fondamentale importanza sensibilizzare su questo argomento tutti gli addetti ai lavori, provvedendo, ove non lo si sia ancora fatto, a mettersi in regola: registrandosi al portale della Regione e a quello della Questura per segnalare ogni presenza, incassando l’imposta di soggiorno per poi versarla nelle casse comunali».

Marcello Pasquero