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Il mondo che abbiamo creato fa paura a molti

In questo periodo d’emergenza coronavirus abbiamo scelto di approfondire i timori, nel tentativo di conoscerli, piuttosto che evitarli: la voce dei nostri lettori racconta un’esperienza sociale

Il mondo che abbiamo creato fa paura a molti

L’INCHIESTA/1  Dal 2017 al 2019 Gazzetta d’Alba ha proposto ai lettori alcune inchieste inerenti tematiche come la fede, il terrorismo, l’istruzione, la sanità, la felicità. In questo periodo di quarantena forzata e di drammatica fatica per l’emergenza coronavirus abbiamo scelto di approfondire il tema della paura, nel tentativo di conoscerla, di renderla sociale e incontrarla, piuttosto che evitarla. La paura è una delle emozioni più potenti e, in misura adeguata, aiuta a riconoscere e reagire ai pericoli. Ma, in una società in cui è amplificata dai media, ignorata da taluni per non apparire deboli o usata, come può essere raccontata? Noi ci proviamo in queste pagine.

La prima domanda del questionario –a cui hanno risposto on-line circa 150 persone – intendeva definire a livello personale il concetto di paura. Per il 33 per cento si tratta di un’emozione che aiuta a proteggere dai pericoli, per il 41 per cento è il riflesso di una «percezione di sé stessi come non sufficientemente forti, in un mondo difficile», per il 14,6 per cento è la conseguenza di una società poco sicura. Ecco dunque emergere un primo nodo: la sensazione nella mente collettiva di abitare un mondo imprevedibile e ostile, piuttosto che ospitale e affidabile.

Proseguono le risposte al nostro questionario: solo per il 9,2 per cento del campione la paura è legata al timore di perdere la sicurezza economica e materiale, forse anche a causa del fatto che nelle Langhe e nel Roero le persone risultano più protette rispetto ad altre sul fronte delle risorse disponibili. Per il 12,3 per cento delle persone la paura coincide con il timore di rimanere soli ed essere abbandonati. Soltanto per il 4,6 per cento è la conseguenza di politiche egoiste, mentre per un altro 4,6 per cento è la preoccupazione che «niente abbia senso», introducendo dunque una dimensione più spirituale nell’interpretazione di questo sentimento. Infine, per il 6 per cento la paura rappresenta una sorta di contagio: si sente di più quando la percepiscono anche gli altri attorno a noi.

Nel complesso, predomina un’interpretazione sociale di questa emozione: per le persone che hanno risposto sembra che la paura non sia legata al senso della vita, allo stipendio percepito o alla personale biografia, ma all’intima e sovente nascosta idea di abitare un mondo insidioso e competitivo.

Si tratta, però, di un timore in grado di modificare la qualità della vita in modo profondo. Tanto che alla domanda: «Quanto la paura incide sulla tua esistenza, da 1 a 10?», il 60 per cento attribuisce un punteggio compreso tra i 5 e gli 8 punti. Solo il 15 per cento si colloca negli scalini bassi, con un punteggio da 1 a 3 punti. E, inoltre, al quesito: «Nella nostra società quanto influisce la paura nello spiegare il comportamento degli uomini?», il 70 per cento del campione seleziona un punteggio elevato.

È possibile dedurre che – specie in un momento molto particolare per la comunità, alle prese con una situazione d’emergenza sanitaria del tutto inedita – un mondo fondato sulla netta competizione tra individui o gruppi spaventi. E una comunità spaventata tende sempre a chiudersi in sé stessa.

Roberto Aria

INCHIESTA: COME AFFRONTARE LA PAURA

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