Invece del prato inglese semino fiori o il trifoglio

AMBIENTE  La scorsa settimana la comunità Laudato si’-Gazzetta d’Alba ha organizzato un incontro sull’emergenza ecologica ormai in atto. È intervenuto l’agrotecnico e accompagnatore naturalistico Andrea Beretta, che da anni si batte sul territorio piemontese per la salvaguardia degli equilibri ambientali e della biodiversità.

Le Langhe sono caratterizzate da una monocoltura intensiva che soffoca la biodiversità e provoca la sparizione degli insetti, fenomeno che, a sua volta, altera l’intero ecosistema. Come si può intervenire, Beretta?

«Sono agrotecnico di formazione e fin da bambino ho nutrito interesse per la natura, in particolare per alberi e insetti pronubi (impollinatori). Ma il tema, nelle Langhe, è estremamente complesso da risolvere. Le colline sono ormai prevalentemente ricoperte da viti e noccioleti, una situazione che implica una perdita di habitat e di biodiversità. Tuttavia, l’economia langarola trae grande ricchezza da queste colture. Non è pensabile cambiare tale binomio agricolo».

Quindi?

«L’unica soluzione realistica consiste nell’attrezzare o trasformare ambienti poco adatti o totalmente inadatti ad accogliere insetti impollinatori: mi riferisco a zone abitate, a balconi e terrazzi, a coperture di capannoni o box auto. Questi spazi potrebbero essere rinaturalizzati con fiori, siepi e arbusti. Per chi è più fortunato e ha a disposizione un giardino o spazi incolti, un’idea potrebbe essere quella di sostituire il prato all’inglese con trifoglio o altri prati fioriti. In questo modo, immaginando un’autostrada verde virtuale, riusciremmo a offrire una serie di “autogrill” dedicati agli impollinatori».

Che cosa potrebbero fare invece le diverse Amministrazioni comunali?

«Sarebbe importante, specie nelle aree verdi pubbliche, non sfalciare il prato almeno fino al termine delle fioriture, magari mettendo un cartello che spieghi il motivo della scelta, ad esempio indicando che non si tratta d’incuria da parte del Comune. Le scuole, poi, potrebbero fare molto, coinvolgendo alunni, genitori e soprattutto nonni, straordinaria risorsa umana in termini di esperienza e tempo libero. Per il recupero di aree marginali, le associazioni presenti sul territorio, in accordo con le pubbliche amministrazioni, potrebbero supportare nei primi cinque anni l’innaffiatura delle giovani piantine piantumate nelle zone verdi libere con i mezzi resi disponibili dal Municipio».

Lei pensa a un programma che coinvolga ogni livello del vivere sociale.

«Si tratta di creare rete e sensibilizzazione, a partire dalle scuole dell’infanzia, per preparare gli adulti di domani. Tutti possiamo fare qualcosa per contrastare la perdita di biodiversità. Gli insetti pronubi in questo caso troverebbero un ambiente meno sfavorevole in cui poter operare. Il maggior sforzo sarebbe quello d’investire risorse nella comunicazione, per coinvolgere i cittadini di Langhe e Roero, dai tre ai novant’anni, in questa piccola ma importante rivoluzione».

Matteo Viberti