L’effetto Coronavirus ad Asti

Immagine d'archivio

Questa mattina, domenica 8 marzo, Asti si è risvegliata immobile. Poche ore prima, nella tarda serata di ieri, era trapelata la notizia che l’Astigiano sarebbe rientrato nelle quattordici Province oggetto, insieme alla Regione Lombardia, delle nuove e più stringenti restrizioni per il contenimento del coronavirus, contenute nella bozza del decreto del Governo, firmato poi nella notte dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Tale decreto, divenuto esecutivo oggi, dopo la sua pubblicazione alle 13 sulla Gazzetta Ufficiale, sarà in vigore fino al 3  aprile.

Strade deserte, automobili ferme. Niente messe. Un silenzio surreale, interrotto solo dalle sirene dei frequenti passaggi delle ambulanze. Sono i primi tangibili segnali di come cambierà la vita degli astigiani nelle prossime settimane. E in silenzio si ricorda anche la Festa della donna. Solo i parcheggi di alcuni ipermercati hanno registrato un certo affollamento in mattinata. Già da ieri sera, sgomento e confusione hanno investito la città, a partire dal primo cittadino, Maurizio Rasero, letteralmente infuriato per non essere stato avvisato della decisione maturata a livello centrale.

A mezzanotte, le luci all’interno della Prefettura, in piazza Alfieri, erano ancora accese: sindaco, presidente della Provincia e prefetto, riunitisi d’urgenza, cercavano di capire cosa stesse succedendo. Nel frattempo, molti cittadini tentavano di contattare i rappresentanti istituzionali o telefonavano alle Forse dell’ordine, per avere chiarimenti e informazioni. Inizialmente, i dubbi principali hanno riguardato la possibilità o meno sia di poter rientrare presso il proprio domicilio, per chi non si trovava in quel momento ad Asti, sia di poter raggiungere nei prossimi giorni il posto di lavoro fuori città, per chi è pendolare. Al riguardo, ulteriori informazioni sono disponibili in questo articolo.

Manuela Zoccola