Morabito: che cosa fare nel tempo della paura

L’INTERVISTA  In fila, fuori dalla farmacia, a una buona distanza l’uno dall’altro. Non c’è bisogno di richiamare nessuno alle regole per battere il male globale, la pandemia dichiarata: le persone iniziano ad avere paura – o, forse, si chiama «una maggiore consapevolezza» – anche ad Alba. C’è chi indossa la mascherina,altri si avvolgono il capo nella sciarpona; taluni sono privi di protezioni, ma si mantengono a un metro abbondante dal vicino. Nessuno protesta. Al cenno del farmacista, dopo l’uscita di un cliente, può entrare una persona. Una scena che pare da film, eppure, l’aria è tiepida nel tardo pomeriggio dell’11 marzo e il sole sta tramontando, proprio come ogni giorno. Ma è il tempo del coronavirus e un brivido percorre la schiena a ogni contatto ravvicinato. Ma sono davvero giustificate le regole imposte dal Governo e dalla Regione, che tutti stiamo rispettando?

Epidemiologo, igienista, ex direttore dell’Asl di Alba- Bra, Francesco Morabito non si sottrae al confronto su un tema che ognuno confonde. Il medico, che da anni lancia il monito sulla carenza del personale – si veda il primo numero dell’anno di Gazzetta d’Alba, dedicato alla sanità e al nuovo ospedale di Verduno, tanto per citare –, l’uomo che in anni non sospetti diede vita a una scuola albese per infermieri – peraltro chiusa di recente –, il “visionario” che ha creduto nel progetto del nosocomio unico di Verduno, spiega: «Siamo di fronte a una zoonosi (il nome che diamo alle malattie che partono da un animale e arrivano all’uomo, nda): è gravissima laddove si sviluppa, ma la sua forza rimane comunque molto grave anche quando amplia il suo raggio d’azione. Se l’allarmismo è sbagliato, è utile prestare un’enorme attenzione alla pandemia, poiché il virus è molto contagioso e aggressivo per tutti, in particolare nei confronti delle categorie a rischio, a cominciare dagli anziani».

Condivide le misure restrittive assunte dal Governo e dalla nostra Regione?

«Le azioni fin qui intraprese per cercare di limitare il contagio sono molto positive ed è certamente meglio esagerare, piuttosto che intervenire con scarsa efficacia. Un grande ringraziamento va alle istituzioni e a tutto il personale sanitario, che sta dando il massimo in un momento molto difficile. Oggi il problema sono i posti letto in rianimazione, che potrebbero risultare insufficienti, se aumentassero ancora i casi. In questo senso dobbiamo ricordare che l’ospedale di Verduno fu a ragione pensato per una maggiore disponibilità rispetto all’attuale: alla luce di quanto sta accadendo, bisognerà interrogarsi sul suo ridimensionamento».

L’attenzione rischia di degenerare in panico. Che cosa può dire ai lettori?

«In questo momento è importante far calare la tensione, ma non l’attenzione: il coronavirus è affrontabile, anche se dobbiamo ricordare che non abbiamo un vaccino a disposizione, come per l’influenza. Mi auguro, piuttosto, che questa crisi induca a ripensare alle troppe strutture obsolete di questo Paese, dagli ospedali fatiscenti ai vari ponti Morandi, che esistono ovunque».

A quali sintomi dobbiamo allarmarci?

«Febbre elevata e persistente, tosse secca e continua, difficoltà respiratorie».

Può darci qualche buon consiglio?

«Seguire tutte le indicazioni che vengono fornite dalle istituzioni: quindi, stare a casa, in ambienti protetti; aerare le stanze in cui si vive, perché è importante per il fisico mantenere una buona ossigenazione; utilizzare probiotici o fermenti lattici: se l’intestino è in forma, migliorano le difese immunitarie; seguire un’alimentazione variata, con carne, pesce, formaggi, frutta e verdura; mantenere un’idratazione adeguata all’organismo: il limone fa bene, come le bevande calde, tè, tisane, ecc.».

Maria Grazia Olivero