Scopriamo le origini del termine piemontese “Nàta”

Nàta: Pianta del sughero (quercus suber), tappo o turacciolo del medesimo materiale. Metafora di fissazione.

Parliamo di qualcosa di molto tipico, specie su quanto riguarda i prodotti della terra. La parola è nàta: niente a che vedere con il verbo nascere. Piuttosto il suo significato lo si può leggere su almeno tre livelli. Cominciamo con quello più ampio, vale a dire l’albero, la pianta del sughero. Il suo nome scientifico latino è quercus suber. Il bòsch ëd nàta è dunque il sughereto, i cui alberi sono utilizzati per produrre i tradizionali tappi destinati a sigillare le bottiglie di vino, dalle più alle meno pregiate.

L’attenzione che va prestata in fase di produzione dei tappi in sughero è quella di non tagliare la pianta troppo in basso poiché, quando è così vicina alla radice, il difetto si ripercuote sul vino che andrà senz’altro ad avere un sapore sgradevole. E quando il vino sa ‘d nàta, sa di tappo/sughero, è un vino imbevibile. Ne va della nomea del produttore di quel vino e del piacere dell’assaggiatore, oltre che al denaro sprecato per un prodotto scadente. Un sinonimo più grezzo di nàta, è la parola stopon, che indica sempre il tappo, ma in maniera più gergale.

Le origini della parola nàta sono da trovare nel latino volgare. Uso il plurale perché sono almeno due le etimologie possibili. Una è intuibile dalla parola natta, la comune stuoia di giunco; ma non meno interessante è il verbo natare, che significa proprio nuotare nel senso di galleggiare, tipica reazione del sughero quando a contatto con un liquido (acqua, vino, ecc…)

Non dimentichiamo però che il terzo significato di nàta è quello di fissa, della smodata e ossessiva convinzione di un soggetto. Solitamente il suo interlocutore per scuoterlo da quel pensiero fisso gli dice una frase che è decisa e non lascia dubbi: gavte a nàta! Letteralmente significa togliti il tappo, inteso come fissa. Ma in fondo altro non è che un’esortazione a farsi furbi!

Paolo Tibaldi