Scopriamo perché donna si dice “fomȓa” o “fomna” nella lingua piemontese

fomȓa/ fomna: Moglie, femmina, donna

 

Da pochi giorni è ricorso l’8 Marzo, data soprattutto nota per essere la Giornata Internazionale della Donna, in piemontese chiamata fomȓa o fomna, con la fatidica “o” che si legge “u”. E’ chiaro che il rispetto verso la donna sia da intendersi tutto l’anno, e verso chiunque, l’essere umano in generale.

Tra i tanti proverbi e modi di dire che il piemontese ci riserva sulle donne, però, ne troviamo svariati e coloriti. Ne propongo un paio, quanto meno ironici. Fomȓe e oche, vanta avajne pòche (donne e oche, bisogna averne poche); chi c’o veu caval e fomȓa sensa difèt, o ȓ’avrà sempe veuda ȓa stàla e ‘ȓ lèt (chi vuole cavallo e donna senza un difetto, avrà sempre vuota la stalla e il letto). Quando poi si sente dire di un uomo Giaco fomȓa significa, se non altro, che costui è abile nello svolgere le faccende domestiche, attività che fino alla prima metà del secolo scorso era di tacita competenza femminile.

La parola fomȓa piemontese, ha etimologia latina, con la parola feminam. In alcune zone del Piemonte esiste il sinonimo dòna che effettivamente si avvicina molto alla diretta traduzione italiana di donna.

Quella femminile è una figura tanto trascurata in passato, quanto rivelatasi fondamentale; lo dice bene Nuto Revelli con un’espressione decisiva dedicata alla donna: L’anello forte.  Figura centrale delle nostre colline, ha unito generazioni, vicende e mondi facendo conoscere quale straordinaria varietà di significati possano assumere parole come lavoro, maternità o matrimonio. In tutte le storie significative e comuni c’è un identico carattere di vitalità e forza. La stessa società contadina, attraversata da emigrazioni e da guerre, deve a queste donne la propria continuità e sopravvivenza.

A me piace paragonare le nostre colline alla donna: forme, profumi, discrezione e tempra accomunano queste due straordinarie entità. Noi, mondo dei maschi, ci dividiamo in due: quelli che pensano che le donne siano meglio di noi e quelli che non l’hanno ancora capito.

Paolo Tibaldi