Bra un 25 aprile in silenzio e nella città deserta. Piccola commemorazione in piazza Caduti per libertà

BRA Una città deserta e dimessa per l’emergenza sanitaria non ha impedito di celebrare il 25 aprile con una commemorazione in piazza Caduti per la libertà, alla presenza del sindaco Gianni Fogliato, di alcuni consiglieri comunali tra cui Fabio Bailo, storico e molto legato alle associazione di reduci e combattenti, dell’ex sindaco Bruna Sibille, della polizia urbana schierata, del rappresentante  dell’Anpi Claudio Gallizio e delle associazioni di reduci e combattenti.

Dopo l’omaggio alla corona di alloro posta sulla facciata del Municipio, il Sindaco ha tenuto un breve discorso, trasmesso in streaming attraverso la pagina Facebook del Comune.

«Cari concittadini, permettetemi forse una cosa molto semplice prima di tutto:  Buona giornata! Vi garantisco che è stata un’emozione essere davanti alla corona con il tricolore e sopra scritto Città di Bra. In questo momento ho l’onore insieme ai rappresentanti delle associazioni partigiane combattentistiche, di rappresentare tutti voi alla festa della Liberazione, impegnati in un 25 aprile senza manifestazioni di piazza, ma vicino alla cittadinanza per  festeggiare questa importante ricorrenza. La salute viene prima di tutto ed è importante continuare a mettere in atto tutti i comportamenti necessari affinché il coronavirus sia sconfitto presto. Anche se distanti, vorrei che fosse ugualmente un 25 aprile di partecipazione, unione e speranza, che sappia offrire la forza per superare questo periodo. Sono  passati 75 anni, dalla Liberazione, Bra venne liberata  il 26 aprile,  da quando gli uomini della 45ª Brigata della 12ª divisione Bra occuparono la città ed entrarono in questo palazzo comunale, la cui  facciata e la scalinata sono state testimoni della Liberazione. Oggi questi luoghi sono rimasti immutati e raccontano una città deserta e silenziosa, grazie al senso civico di una cittadinanza che ha accolto con responsabilità le nuove regole».

Poi ha parlato della Resistenza oggi in piena pandemia e dei nuovi partigiani: «Il secondo termine la seconda parola che vorrei solo sottolineare è resistenza. Proviamo ad attualizzare la resistenza dei tanti che contribuiscono ognuno per il proprio ruolo alla gestione dell’emergenza: i medici, gli infermieri, le forze dell’ordine,  gli addetti alla distribuzione commerciale e tutte le categorie che si spendono perché la vita quotidiana possa andare avanti; resistenza delle persone che ogni giorno si trovano a dover affrontare il mille piccoli o grandi disagi, materiali e psicologici, del confinamento in casa; persone che si aiutano e ci aiutano a superare al meglio possibile questa terribile situazione».

Poi ha parlato delle nuove dittature che ci sono nel mondo: «Se guardiamo la televisione le vediamo, se ci voltiamo dall’altra parte tradiamo ideali della Resistenza. Credo fermamente che occorrono senso di unità, coraggio e fiducia nella capacità delle istituzioni e dei cittadini. Quella fiducia che ha portato Enrico De Nicola, il primo capo dello Stato dell’Italia repubblicana, a ricordare nel suo discorso di insediamento che la grandezza morale di un popolo si misura dal coraggio con cui esso subisce le avversità della sorte e sopporta le sventure trasformando gli ostacoli in alimento di propositi e di azione. Oggi occorre ricordare i valori del 25 aprile ed essere fermamente fedeli a essi; non si deve fare proselitismo, occorre testimoniarli nella vita di tutti i giorni. Auguriamoci, come avvenne 75 anni fa, che quando la pandemia sarà cessata e che l’unione, il lavoro e la solidarietà possiamo ricostruire la nostra città e la nostra Nazione».

Lino Ferrero