Giulia ed Eugenia, le sorelle montatesi affascinate dall’Africa

LA STORIA Giulia ed Eugenia Morone sono due sorelle montatesi che hanno vissuto un’esperienza di alcune settimane in Africa, precisamente a Mujwa, in Kenya, come volontarie in una missione della Consolata. Giulia ha 25 anni e studia medicina; Eugenia ne ha 22 e ha un negozio di fiori. Le abbiamo contattate per rivolgere loro qualche domanda.

Come avete fatto ad arrivare al Kenya?
«Il nostro tramite è stata l’associazione Amici di Mujwa. Si tratta di una Onlus nata a Cellarengo nel 2016 (www.facebook.com/amici dimujwa). I fondatori sono Franco Pereno e la moglie Laura, che già da diversi anni erano sostenitori della missione di Mujwa. L’obiettivo associativo è quello di aiutare la popolazione locale in tutti i modi. Tanto per citarne alcuni: aiutano Beppe Gaido, un medico che lavora in Kenya, stanno raccogliendo fondi per completare la costruzione di una scuola e sostengono un’ottantina di bambini, pagando loro il pranzo e l’iscrizione scolastica. Gli strumenti per raccogliere fondi sono le donazioni e iniziative organizzate ad hoc, come cene o corse podistiche. A giugno, se tutto tornerà alla normalità, ci sarà la terza edizione della manifestazione Camminiamo e corriamo insieme per i bimbi del Kenya».

Parlateci della vostra esperienza. Cosa vi è rimasto? La consigliereste?
«L’attività che ci ha impegnato, ma anche dato di più, è stata quella di assistere i bambini dell’orfanotrofio. Non sono mancate le mansioni pratiche, pelare le patate, cucinare e fare la spesa per le famiglie che aiutavamo. I bambini ci sono rimasti tutti nel cuore. Ciò che più ci ha colpite è che, davvero, laggiù, si vive in un altro mondo. Sappiamo tutti che sono poveri, ma finché non vedi in prima persona non puoi capire l’abisso che ci divide. Hanno un fortissimo senso di comunità e sanno farti sentire subito accolto. Abbiamo visto ragazzine di 7-8 anni che badano ai più piccoli, come se fossero madri adulte. Tutti i bambini giocano e si divertono con qualunque cosa, senza bisogno di giochi, telefoni, Internet o altro. E, nel giro di poco, anche tu ti abitui a fare a meno del superfluo. Ovviamente è stata un’esperienza che consiglieremmo a tutti. Non è detto che ti cambi la vita e non è affatto detto che, al termine, uno senta di dover fare propria questa missione per sempre. Ma vale davvero la pena di provare, anche solo per allargare i propri orizzonti».

Andrea Audisio