«Il delitto Caccia fu una cospirazione, come l’omicidio Kennedy»

TORINO «Credo che il delitto Caccia vada riqualificato col termine di cospirazione, che qualifica i delitti che vedono contributi plurimi mirati allo stesso fine. Il caso classico è l’omicidio Kennedy e l’omicidio Caccia fu una cospirazione più o meno con analoghe caratteristiche». A dirlo, in Commissione legalità del Comune di Torino è l’avvocato Fabio Repici, legale della famiglia del procuratore capo di Torino ucciso nel giugno dell’83 dalla ‘ndrangheta. Secondo Repici «la memoria di Bruno Caccia ha pagato anche una seconda cospirazione, mirata a limitare gli accertamenti di verità anche agli occhi della storia, in modo da far dire a qualcuno che era stato ucciso solo per iniziativa di un piccolo gruppo criminale, tralasciando invece chi le mosse di quel piccolo gruppo determinarono». Il legale è tornato a parlare di «lacune» dell’attività di indagine e giudiziaria che fanno sì che «dopo 37 anni non conosciamo i nomi dei due killer e non conosciamo esattamente le ragioni né l’identità di tutti i mandanti». E ha aggiunto che «quello di Caccia è l’omicidio più importante e delicato nella storia torinese, l’unico procuratore distrettuale ucciso fuori dalla Sicilia, e un delitto così delicato avrebbe dovuto implicare l’impegno massimo di tutte le istituzioni che avessero un ruolo per far qualcosa di utile per accertamento della verità. La verità in archivio non può andare», ha concluso Repici definendo «uno sfregio alla memoria di Caccia che queste lacune vengano tuttora mantenute».

Ansa