In carcere la banda della marmotta: c’è anche un fiancheggiatore fra gli indagati

TORINO Cinque colpi contro sportelli bancomat di altrettante filiali bancarie, una carriera iniziata a giugno e culminata il 14 novembre a Garessio: il marchio di fabbrica dei rapinatori era la cosiddetta “marmotta”, una carica di esplosivo inserita nella fenditura di emissione del contante. Dopo lo scoppio la banda prelevava il denaro e si dava alla fuga.

I carabinieri del nucleo investigativo del capoluogo regionale, nella giornata di venerdì 24 aprile, hanno dato esecuzione alle misure di custodia cautelare contro tre persone accusate di furto aggravato e detenzione di materiale esplodente. Il gruppo era solito rubare le auto utilizzate durante le azioni criminali (nove in tutto gli episodi documentati) e poteva contare sulla consulenza “esterna” del dipendente di un’armeria torinese: l’uomo è accusato di detenzione illegale di materiale esplosivo per aver fornito supporto nella preparazione degli ordigni.

Le ordinanze della sezione criminalità organizzata della Procura hanno raggiunto, in carcere, due dei rapinatori arrestati in flagranza di reato a Garessio, il terzo, ancora a piede libero, è stato fermato. La banda era in possesso di strisce chiodate, disturbatori di frequenze e candelotti pirotecnici base per la miscela esplosiva testata anche contro vetri blindati, per verificare il potenziale dirompente.

Davide Gallesio