Se la cultura del lavoro e dell’efficienza non basta più: rispetto dell’ambiente e un nuovo futuro nella tesi magistrale di Angelica Borio

ALBA Angelica Borio è una giovane albese. Nata nel 1995, ha frequentato il liceo Leonardo Da Vinci. Da poco ha concluso il suo percorso di studi in sociologia, discutendo la tesi magistrale di antropologia sociale dal titolo Nascita di una cultura d’impresa tra rispetto ambientale ed eccellenze enogastronomiche.

Spiega Borio: «Più studiavo popolazioni fantastiche, lontane dall’occidente, più aumentava la curiosità per le dinamiche legate al mio territorio. Così ho costruito la tesi triennale sul pensiero di 525 studenti albesi circa le nuove forme di famiglia e di parentela, per poi cimentarmi in un progetto di ricerca più ambizioso per la tesi di laurea magistrale: ho esteso il raggio di interesse all’intero contesto albese. L’input è nato dall’ammirazione per un gruppo di studenti che hanno scelto di impegnarsi al fine di diminuire il consumo di plastica all’interno degli istituti».

Angelica Borio

Borio spiega come l’esigenza primaria a livello sociale nel territorio sembri consistere nel «lavorare per valorizzare e implementare le peculiarità e le qualità locali. L’entusiasmo e la cultura del lavoro definiscono l’essenza delle persone, rivoluzionando il modo di relazionarsi al territorio».

L’attaccamento a questo contesto si esprime anche attraverso l’alto numero di volontari impegnati a migliorare la realtà in cui vivono, con idee e progetti innovativi. Tuttavia, non mancano le criticità. Proprio questa cultura del lavoro e dell’«efficienza a ogni costo» porta con sé problemi come l’aumento del costo della vita e la pericolosità delle monoculture, oltre a disuguaglianze diffuse: la ricchezza reale è concentrata nelle mani di pochi individui. Borio: «Questi elementi stimolano interrogativi sulla complessità del futuro. Mi chiedo come farà un territorio eccellente, ma dalle dimensioni contenute, a gestire un tale sviluppo senza snaturarsi; se Il costo della vita continuerà a salire, se si riusciranno a mantenere i valori di umiltà e di abnegazione propri degli agricoltori e degli imprenditori. La conclusione del mio elaborato offre le basi per la nascita di una nuova riflessione: continueremo ad imporre il concetto di efficienza alla natura? Continueremo a manipolare la realtà in base ai criteri di massimizzazione delle prestazioni? La paura che stiamo provando, riuscirà a trasformarsi in qualcosa di positivo? Riusciremo a non dimenticare tutto il dolore che l’Italia e il mondo intero stanno affrontando?». E conclude: «Il difficile momento storico mi invita a riflettere in modo critico. L’attenzione è rivolta al futuro. Ci saranno nuove esigenze e, per poter ripartire, sarà necessario soddisfarle attraverso un rinnovato rispetto ambientale, andando oltre la retorica».

Sara Elide