Asti e Moscato, gli spot e un disciplinare rivisto

ASTI Si muove su vari fronti il Consorzio dell’Asti e progetta il suo futuro, scrivendo nuovi capitoli della sua storia: comunicazione, attenzione al territorio e l’affinamento del disciplinare.
Romano Dogliotti è il presidente del consorzio e moscatista di lungo corso: «Stiamo scrivendo un capitolo nuovo nella storia dell’Asti e del Moscato, iniziata nel 1932. È una storia di tanti uomini e donne, delle colline e delle vigne, del progresso tecnologico e della ricerca del meglio».

La promozione avviata in queste settimane fa leva su un ambassador, una figura che non è solo il classico testimonial pubblicitario, ma sposa in pieno la causa dell’Asti e del Moscato, diventandone strumento di divulgazione. La scelta, come scritto alcune settimane fa da Gazzetta, è caduta sullo chef Alessandro Borghese, personaggio giovane e differente rispetto alle altre figure di cuochi che affollano il mezzo televisivo. L’attività promozionale durerà un anno, con la possibilità di proseguire in quello successivo. Importante è l’impegno economico, circa un milione e mezzo di euro all’anno, grazie al sostegno diretto dei viticoltori tramite l’autotassazione e con la compartecipazione delle altre categorie della filiera (artigiani, cooperative, imbottigliatori e case spumantiere).

Strumenti della campagna saranno per il 2020 spot in televisione, pagine sui giornali nazionali e della zona, post sui canali social e interventi di Borghese nelle numerose trasmissioni televisive che conduce.
Il Consorzio dell’Asti ha avviato un lavoro di valorizzazione nella zona di origine con un coinvolgimento dei Comuni e della base – come si diceva una volta – dei vitivinicoltori. Da un lato, c’è il cosiddetto progetto rotonde, con i rondò firmati dal simbolo consortile per creare un legame anche estetico nell’intera zona: un’iniziativa concreta anche per dare ordine e abbellimento a strumenti di gestione del traffico. Il progetto, in via di definizione, prevede l’inizio dei lavori nelle prossime settimane, compatibilmente con la ripresa delle attività dopo il blocco causato dal Covid-19. Nei confronti dei Comuni della zona di origine delle uve Moscato è stata progettata anche un’altra operazione. In questo caso, possiamo parlare di informazione al consumatore, intermedio e finale, tramite le schede identificative, paese per paese. Si tratta di racconti d’approfondimento con curiosità, aneddoti, storia e personaggi di ciascun centro. Molte si possono già consultare sul sito www.astidocg.it alla voce territorio.

Romano Dogliotti presidente del Consorzio dell’Asti

Nei mesi scorsi è stato avviato un progetto di revisione del disciplinare per rendere Asti e Moscato d’Asti sempre più aderenti alle esigenze e ai gusti del consumatore. Due sono i progetti su cui si è lavorato: da un lato, la migliore declinazione delle tipologie dell’Asti Docg, dall’altro la richiesta di riconoscimento del Canelli Docg come partizione del Moscato d’Asti prodotto nelle aree più vocate.

Per quanto riguarda l’Asti, la proposta mira ad ampliare le tipologie ammesse nella produzione dello spumante in relazione al residuo zuccherino: dal brut nature, pas dosé o dosaggio zero all’extra brut, all’extra dry, al demi-sec o abboccato fino al doux o dolce. In relazione al Canelli Docg, il disciplinare in esame individua una zona che include Canelli, storica sede di questa produzione, con altri 17 paesi tra Langhe, Astigiano e Monferrato.

Intanto, il consorzio si sta preparando ad accogliere il nuovo direttore, annunciato per le prossime settimane.

Giancarlo Montaldo