Enologia. Stefano Pesci (Terre del Barolo): «Ripartenza, i segnali ci sono»

ENOLOGIA «La chiusura per il coronavirus è arrivata nel momento in cui il mercato stava partendo bene. Ma con un prodotto come il Barolo siamo avvantaggiati rispetto ad altre realtà e dobbiamo sentire e continuare ad avere questa forza: il nostro patrimonio vitivinicolo è un valore aggiunto»: Stefano Pesci, direttore di Terre del Barolo, una delle principali cantine cooperative del Piemonte, la mette in positivo.

I danni ci sono stati, a Castiglione Falletto come ovunque: «Il calo è stato di circa il 30 per cento a marzo e del quaranta ad aprile, quindi la media è del 35 per cento sul periodo del lockdown», dice Pesci. «Ma nelle prime due settimane di maggio abbiamo notato una ripartenza trainata dall’estero: Stati Uniti e Cina in cima alla fila e poi anche l’Europa settentrionale e il Giappone, che in realtà non si sono mai fermati. E i numeri sono ritornati sui livelli dell’anno scorso».

Terre del Barolo: il direttore Stefano Pesci e il presidente Paolo Boffa.

Quello che manca è il pubblico della Langa, gli avventori che riempivano trattorie, agriturismi e ristoranti con il relativo consumo di vino, Barolo ma non solo. Però, quando la base è solida e si punta alla crescita, «se il periodo di magra dura uno

o due mesi l’effetto è di erodere un po’ il margine. Ciò che è importante è che si riparta al più presto e si investa su attività di promozione e di espansione». Le pratiche difensive di cui si sente parlare in queste settimane, ad esempio la distillazione, sono valutate da Pesci come «politiche a breve termine»: meglio percorrere tutte le strade per tornare a crescere.

Terre del Barolo ha riaperto l’enoteca nella sede di località Uccellaccio; nelle ultime settimane gli addetti hanno lavorato con la vendita a domicilio, mentre anche la vendita attraverso Internet è andata forte. In cantina è stato adottato un «protocollo articolato, con entrate dei lavoratori a orari differenziati dopo la misurazione della temperatura e la vestizione con i dispositivi di protezione individuale: «Ogni giorno è prevista la sanificazione completa degli ambienti; i tecnici agronomi danno appuntamento ai soci direttamente nelle vigne, all’aperto», spiega Pesci.

L’attività riparte e così anche il cantiere per la nuova cantina, con la grande bottaia e il nuovo punto vendita. L’inaugurazione, per forza di cose, non sarà a settembre, in occasione della festa dei soci, anch’essa in forse, almeno nella forma del tradizionale (e affollato) raduno. «I lavori termineranno a fine estate, poi occorrerà arredare gli spazi. In autunno le energie sono assorbite dalla vendemmia e poi dalle operazioni di cantina: è probabile che l’apertura sarà tra la fine dell’anno e l’inizio del 2021».

p.r.