Scopriamo le origini di “Falabȓàch” un termine irriverente della lingua piemontese

Falabȓàch: Omaccione sciocco, inetto, dall’intelligenza limitata; cialtrone, fannullone, perdigiorno. Colui che ostenta epiche gesta, simulando coraggio.

La cultura francese ha influenzato e permeato quella piemontese che annovera tra i termini più coloriti il sostantivo Falabȓàch, così scritto nella grafia unificata del 1927. Il circonflesso sulla r, chiamata fricativa, fa sì che costituisca elemento sonoro caratterizzante di alcune parti intorno all’albese, tra Langhe e Roero.

Portava il nome Falabȓàch anche una testata giornalistica piemontese, apparsa tra il 1877 e il 1884. Il significato in buona sostanza lo abbiamo chiarito: un uomo grande e grosso, sciocco, fannullone, cialtrone; ma se proprio vogliamo rincarare la dose nell’apostrofare un Falabȓàch, non ci resta che scuotere la testa con fare dispregiativo per sottolineare che costui mostra arie vantaggiose senza possedere abilità particolari.

Sebbene siano tanti i ‘nomaccioni’ piemontesi con il medesimo significato, la parola di oggi incuriosisce particolarmente per l’origine: antica, rocambolesca, soprattutto cavalleresca. Le ricerche etimologiche mi hanno condotto sino al medioevo, giungendo al personaggio di Fier-à-bras, conosciuto anche come Fortebraccio, “colui che ostenta epiche gesta, simulando coraggio”.

Siamo nel 1170, in pieno Medioevo, nell’ambito delle popolari canzoni di gesta francesi. Fier-à-bras è un cavaliere gigante alto 15 piedi, figlio del re moro di Spagna Balan e fratello della bella Floripas. Egli, con l’esercito saraceno, invade Roma e la mette a sacco, si impossessa di varie reliquie: la croce, la corona di spine e il balsamo dalle proprietà curative con il quale era stato unto il corpo di Gesù da Maria Maddalena.

Dopodiché ritorna in Spagna, ma viene inseguito da Carlo Magno, che intende recuperare le reliquie. Durante un duello però Fier-à-Bras, forse nel timore di vedersi sconfitto, viene toccato dalla fede cristiana, e si converte decidendo di diventare un cavaliere dell’esercito di Carlo Magno che, dopo una serie di peripezie, gli assegnerà metà del regno di Balan. L’altra metà spetterà a Guy de Bourgogne che nel frattempo ha spostato Floripas, sorella di Fier-à-Bras.

Falabȓàch, un sostantivo che vale l’epiteto irriverente ad un pusillanime che si crede eroe.

Paolo Tibaldi