Sulla libertà di culto sono abbastanza evidenti le strumentalizzazioni in atto per motivi politici

LETTERA AL GIORNALE Gentile direttore, siamo scandalizzati dal gesto del Governo, che fissa date di apertura per tutto eccetto che per le Messe. Avendo bisogno di esprimerle con urgenza il nostro autentico dolore, le inoltriamo direttamente il comunicato stampa del presidente nazionale Pdf, Mario Adinolfi, e le chiediamo di considerarla una lettera che viene veramente dal cuore. La preghiamo di pubblicare questa lettera in nome di tutti i cattolici che sentono il bisogno di riunirsi intorno alla sacra mensa del nostro Signore Gesù.

Questo il testo: «Messe ancora chiuse, siamo all’oltraggio: il Popolo della famiglia annuncia una mobilitazione nazionale. Mario Adinolfi, presidente nazionale del Popolo della famiglia, contesta la decisione annunciata dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di non consentire le cerimonie religiose nelle chiese: Conte annuncia la riapertura di tutto, assegna una data a ogni attività, persino per i centri massaggi. La libertà religiosa invece viene ancora del tutto calpestata. Funerali, all’aperto, con massimo quindici persone. Niente Messe, chiusura sine die, non viene indicata neanche una ipotesi di data per la riapertura. Credo sia una plateale offesa al limite dell’oltraggio per milioni di credenti. Il Popolo della famiglia è pronto a una mobilitazione nazionale che risponda a questo sopruso che ha precedenti solo negli Stati totalitari o massonici».
M. Ruffino, Pdf Canale
E. Giacosa, Pdf Alba

Gentili signore Ruffino e Giacosa, grazie per aver segnalato il pensiero del vostro leader politico, cosa che ci permette di chiarire non pochi equivoci. Si è infatti diffusa la falsa notizia che il Governo ha permesso l’apertura di tante attività a eccezione di quella pastorale della Chiesa cattolica. Chi segue le cronache con intelligenza può constatare come, a fronte di richieste da ogni dove per un “tana libera tutti”, è proprio il Governo ad ammonire sui rischi di un ritorno frettoloso alla normalità, senza adeguate precauzioni, programmazione e attenzione all’andamento del contagio. Anche perché una seconda ondata di contagi sarebbe il disastro per un Paese già tremendamente provato. Certo, ne soffrono tante attività, soprattutto ne soffrono le categorie sociali più svantaggiate e povere di cui nessun sindacato, associazione o confederazione si fa portavoce. Ed è naturale che tutti desideriamo tornare a riprendere le nostre abitudini e il nostro lavoro, compreso recarci in parrocchia. Ma propagandare alcuni provvedimenti per garantire la salute della popolazione come esercizio totalitario del potere è, a mio avviso, irresponsabile e falso. Come giudicate se un bambino che ha il morbillo viene fatto stare a casa da scuola per non contagiare gli altri: come la negazione del diritto all’istruzione o come una semplice profilassi sanitaria?

Tornando alla questione religiosa, nessuno ha negato la libertà di culto, tanto che si sono moltiplicate le iniziative sui social e in streaming. Si è semplicemente impedito che l’assembramento in luoghi chiusi portasse alla moltiplicazione dei contagi. E qui non c’è differenza tra sale bingo e chiese: sono tutti luoghi di assembramento, che un legislatore deve tenere presenti allorché decide. Oltretutto sappiamo che proprio le chiese sono luoghi molto frequentati da alcune categorie più a rischio di contagio, quali sono gli anziani. In questi giorni di frenetici avvenimenti sul fronte sanitario, l’edizione settimanale di Gazzetta d’Alba non è bastata a seguire tutto ciò che succede, tanto che abbiamo fortemente incrementato e arricchito di notizie il sito www.gazzettadalba.it . Per cui, oltre ai due ottimi interventi di Battista Galvagno e don Francesco Mollo, proprio in queste pagine, sul sito abbiamo pubblicato due articoli che invito a rileggere e che offrono una visione più pacata della questione “libertà di culto” e delle sue strumentalizzazioni. Si tratta dell’editoriale di don Antonio Sciortino (“Il virus sovranista che infetta la cristianità”) e dell’articolo preso dal mensile Vita pastorale a firma di don Severino Dianich (“Sterili polemiche sulla libertà di culto”). Si può anche riprendere il comunicato del sottosegretario Cei, don Ivan Maffeis, che già nel titolo è eloquente: “Il Papa invita al rispetto delle norme”. In ultimo, una considerazione più spicciola ma pertinente: se il bisogno di partecipare alla Messa è così forte tra gli italiani, come si spiega il pauroso vuoto che ogni domenica si registrava nelle chiese? E tutti quei leader politici che si fanno paladini della cristianità repressa, quante volte sono andati in chiesa a Messa? Lo si è capito dal farfugliamento dell’Eterno riposo fatto da uno di loro in Tv.

g.t.