Morti nelle Rsa: eventuali responsabili rischiano fino a 15 anni di reclusione

L’INTERVISTA Circa un mese e mezzo fa, la Procura di Asti aveva delegato i Carabinieri alla raccolta di informazioni in diverse Rsa sul territorio di competenza, per valutare se le criticità segnalate evidenziassero profili di rilievo penale nella gestione dell’emergenza coronavirus. Nel merito, abbiamo approfondito, con l’avvocato penalista astigiano Alberto Pasta, dinamiche, tempistiche, eventuali sviluppi e possibili scenari giudiziari.

Avvocato, in cosa consiste questa attività?

«La Procura della Repubblica di Asti, su segnalazione ovvero su iniziativa autonoma, ha aperto una serie di indagini, per verificare se, nei singoli casi specifici, siano stati violati precetti di natura penale. Si tratta di indagini complesse, atte appunto a verificare se, per imperizia, negligenza o imprudenza, vi siano stati episodi in cui si sia determinata la morte di uno o più soggetti. E anche se sia stata cagionata colposamente la diffusione del Covid-19. Le indagini preliminari sono finalizzate a raccogliere, se esistono, le prove e sono svolte dal pubblico ministero».

Quanto possono durare?

«Le indagini hanno una durata prevista dall’articolo 407 del Codice di procedura penale nei termini di 6 mesi. Possono essere prorogate su richiesta del Pm e concesse dal giudice per altri 6 mesi. In ogni caso, la durata massima è di 18 mesi».

In questa fase, è possibile avere informazioni?

«No, perché le indagini preliminari sono coperte dal segreto istruttorio».

Quali reati potrebbero essere contestati?

«Potrebbe trattarsi di ipotesi di omicidio colposo o di delitti colposi contro la salute pubblica (articolo 452 del Codice penale)».

A carico di chi?

«I reati potrebbero essere contestati al personale sanitario, ai responsabili di Rsa o della politica sanitaria, a seconda delle rispettive posizioni. Le indagini si concentrano sulle residenze per anziani, perché è lì che il Covid-19 avrebbe prodotto più vittime e per le anomalie che potrebbero essere riscontrate sull’invio, in tali strutture, di pazienti dimessi dagli ospedali».

Quali le pene previste?

«L’omicidio colposo prevede la reclusione da 6 mesi a 5 anni; in caso di morte di più persone, la pena non può comunque superare i 15 anni. Per i delitti colposi contro la salute pubblica, è prevista la reclusione fino a 12 anni».

I cittadini, che sono parte lesa, come possono fare valere i propri diritti?

«I parenti di persone decedute all’interno di tali strutture possono rivolgere esposti o denunce presso la Procura della Repubblica».

Avvocato Pasta, al termine delle indagini preliminari cosa succede?

«Il Pm si trova a un bivio: se le indagini non sono state sufficienti a far emergere la responsabilità penale, chiede l’archiviazione del procedimento al Gip (Giudice delle indagini preliminari); se ritiene, invece, sulla base delle prove raccolte, che il procedimento debba proseguire, notifica all’indagato e al suo difensore l’avviso della conclusione delle indagini preliminari, in cui enuncia il fatto per il quale si procede e le norme che ritiene violate, informando anche della possibilità di prendere visione del fascicolo. Tale avviso precede la successiva richiesta, da parte del Pm al giudice, di rinvio a giudizio. La notifica dell’avviso della conclusione delle indagini preliminari determina anche il momento in cui finisce il segreto istruttorio e gli atti possono essere conosciuti dagli indagati, dai loro difensori e, tramite i mass media, dall’opinione pubblica».

Manuela Zoccola