Nell’asilo Città di Alba i piccoli allievi divisi in gruppi

SCUOLA INFANZIA Le voci dei bambini si sentono dall’esterno: giocano nel giardino immerso nel verde, in pieno centro storico. Dopo mesi di silenzio, l’asilo Città di Alba, come le altre scuole paritarie, è tornato ad animarsi. Con il via libera della Regione, lunedì 15 giugno è stato per quasi tutti il giorno del rientro, nel rispetto delle linee guida molto stringenti per evitare ogni rischio. Se parlare di distanziamento sociale o di mascherine per bambini tra i 3 e i 6 anni sembra un’impresa impossibile, in molti si chiedevano come le strutture per l’infanzia potessero in poco tempo rimettere in discussione il loro funzionamento.

Così, alla fine della prima settimana di attività, abbiamo visitato la storica struttura di via Accademia. A ogni visitatore viene misurata la temperatura e presentato il gel per le mani. Poi, bisogna indossare calzari monouso e compilare un’autocertificazione. «È la procedura che devono seguire i genitori al mattino, quando possono accompagnare i loro bambini agli armadietti. La febbre viene misurata sia al bambino che al genitore», spiega la direttrice Consuelo Cagnasso, che ci attende all’ingresso con la mascherina, così come le altre insegnanti. Finito il momento dell’accoglienza e chiuse le porte, le addette alle pulizie cominciano con la prima sanificazione, che verrà ripetuta altre due volte nel corso della giornata. E mentre i genitori vanno a casa o al lavoro, nell’asilo comincia la giornata dei piccoli, 22 alla sezione primavera e 50 alla materna.

La prossima settimana si partirà anche con il nido, con 5 bambini. Per rispettare le linee guida, gli spazi interni ed esterni sono stati rivisitati e tutto si basa sulla creazione di piccoli gruppi. «Abbiamo diviso gli iscritti in gruppi di 5 o 6 bambini. A ciascuno è stata assegnata un’educatrice, che rimane con loro dall’apertura fino alle 16.30. L’idea è fare in modo che non ci siano commistioni, per questo sia gli spazi interni che esterni sono stati separati», dice Cagnasso. All’interno, le aule sono state divise da mobili o armadietti. All’esterno, il giardino è disposto in cinque parti attraverso catenelle segnaletiche. In ogni spazio, casette, scivoli e giochi vari.

«Ogni gruppo rimane sempre nella stessa aula. Mentre, per il giardino, i gruppi ruotano tra le postazioni ogni giorno, in modo che tutti possano usare i diversi giochi, dopo essere stati sanificati».

Se ci si sposta, lo si fa in fila indiana, con la maestra come capofila, senza avvicinarsi agli altri gruppi. «In caso di problemi, sappiamo che ogni bambino è entrato in contatto sempre con gli stessi quattro compagni e con la stessa maestra. In più, rispettiamo a pieno il rapporto numerico previsto dalla normativa», precisa la direttrice.

E se si temeva la reazione dei piccoli a fronte delle tante novità, il clima è più che sereno. «Il rientro è avvenuto in un clima positivo. I bambini erano felicissimi di rivederci e non sembrano aver fatto troppo caso alle mascherine e ai nuovi spazi, perché anche all’esterno hanno dovuto abituarsi a nuove regole. Siamo riusciti a ripartire con le diverse attività didattiche ed educative, compreso l’inglese».
Un asilo diverso, quello nato nell’emergenza sanitaria, ma in cui l’atmosfera di gioco, calore e apprendimento sembra la stessa di sempre.

La direttrice Consuelo Cagnasso: «Speriamo nei sussidi per farcela»

Ma, per i gestori, le preoccupazioni sono tante. Ancora Consuelo Cagnasso: «Una volta rodato, questo sistema funziona. Il problema è che abbiamo dovuto ridurre molto il numero dei bambini. Siamo passati da 170 iscritti a poco più di 70. E, a fronte delle minori entrate, abbiamo l’aumento delle spese per i dispositivi di protezione, i prodotti per la sanificazione e tutto il necessario, che potrà essere coperto solo in parte con i 2.500 euro offerti dal Comune per la riapertura. Per settembre abbiamo ora 136 iscritti. Ci auguriamo di poter ripartire a pieno regime o che arrivino altri sussidi perché, altrimenti, sarà molto difficile rientrare di tutte le spese. Ed è un peccato, perché parliamo di un servizio importante per tante famiglie».

Francesca Pinaffo