Elia Sampò: «Le illustrazioni? Sono un po’ una barzelletta»

L’INTERVISTA Da circa un anno, , 28 anni originario di La Morra, ha intrapreso un percorso artistico che lo ha portato a sviluppare una passione nata nell’adolescenza. Ha individuato nell’illustrazione il linguaggio prediletto per comunicare idee e riflessioni su ciò che lo circonda. A Gazzetta d’Alba racconta la genesi di un progetto fresco e ambizioso.

Elia Sampò

Elia, quando nasce il tuo interesse per l’illustrazione?

«Un interesse precoce che si sviluppa al liceo artistico. Ho frequentato il Pinot Gallizio di Alba, indirizzo grafico, e in seguito l’università Dams di Torino, dove ho iniziato a realizzare i miei primi lavori, anche grazie alla collaborazione di altri giovani artisti».

In che modo le singole illustrazioni partecipano di un unico progetto?

«L’obiettivo che mi sono dato è quello di sviluppare un’illustrazione concettuale che si sofferma su elementi propri della vita quotidiana, suscitando effetti surreali mediante metafore visive. Si procede per associazioni di idee e prevale un gioco linguistico di forme che ha lo scopo di creare spaesamento in chi guarda. In altri termini, un meccanismo non poi così diverso da quello della barzelletta».

Perché la scelta dell’illustrazione? A chi ti ispiri?

«Potrei indicare moltissimi modelli, tra i quali, certamente, gli artisti del Surrealismo. Posso dire che, in generale, la riflessione sull’illustrazione come linguaggio artistico attraversa il secolo scorso, ma con Internet le prospettive sono molto cambiate. Si tratta di uno strumento che ha consentito una condivisione, a portata di click, del proprio lavoro. Ma attenzione: le tecnologie non sempre rappresentano uno stimolo per la creatività».

Il disegno a mano resta un passaggio importante per un illustratore?

«Contempla un approccio diverso. Si tratta di un esercizio ancora utilissimo perché prevede tempi più lunghi e forse favorisce una maggiore riflessione. Tuttavia, è impossibile non guardare con interesse ai vantaggi offerti dai software e dal digitale. Sono programmi informatici che occorre studiare a fondo per poter ottenere risultati significativi».

Non a caso la tecnologia è oggetto di alcuni tuoi lavori?

«Condiziona le nostre vite a tal punto che spesso a essa deleghiamo molto, forse troppo. Credo che sia finalità dell’arte e attività umana per eccellenza riflettere sulle nostre azioni. L’illustrazione, come rivela il termine, è spesso utilizzata a corredo di parole, come aiuto per chiarificare un concetto. Penso però che un’immagine possa, a volte, essere più impattante di un discorso. Personalmente mi diverte poter consegnare a chi guarda dei piccoli rebus che ci riguardano tutti».

Alessio Degiorgis