Faith, la ragazza che lavora per un mondo pulito e giusto

LA STORIA Faith Njoki Wangai è nata il 4 dicembre del 1998 nella contea di Nakuru, nella provincia Rift Valley in Kenya, da una famiglia cristiana di piccoli agricoltori. È la più grande di quattro fratelli naturali e uno adottivo, che vivono in Africa con i genitori.

Dopo le violenze che nel 2007-2008 colpirono l’area, Faith e la famiglia vennero costretti a traslocare nell’abitazione dei nonni nel Kenya centrale, dove vissero fino al 2009. Dopo alcuni mesi, la situazione politica migliorò. Grazie all’accordo di pace e al Governo di coalizione, la famiglia poté tornare a Nakuru, dove Faith ultimò gli otto anni previsti per l’educazione primaria. Per il quadriennio 2011- 2015 la ragazza frequentò il liceo Mother of mercy.

La vita poteva essere già segnata, procedere come quella di milioni di coetanei. Fino all’incontro che cambiò il corso degli eventi: durante gli studi la ragazza incontrò la Slow Food organization. Era il 2014. Il gruppo aveva introdotto 10mila giardini e realizzato progetti in tutto il continente. A Faith piacque il mondo dell’agricoltura e del cibo, si unì al programma di Slow Food e venne a conoscenza dell’esistenza di un ateneo a migliaia di chilometri di distanza, dedicato alla sua passione per la natura: era l’Università di scienze gastronomiche (Unisg) di Pollenzo. Poco più che un miraggio. Ma nel 2016, dopo aver terminato la scuola, la ragazza iniziò a praticare atletica. Non sapeva che di lì a poco il destino le avrebbe messo di fronte una strada inattesa. Scoprì che Unisg offriva una borsa di studio. Era un’opportunità irripetibile, perché i genitori di Faith non potevano pagare per l’educazione universitaria.

La ragazza lavorò molto, studiando e cercando di dimostrare che quel traguardo poteva essere raggiunto. Infine, ottenne la borsa. Nel 2017 si iscrisse all’ateneo di Pollenzo dove oggi frequenta il terzo anno del corso in scienze gastronomiche. Dopo il lockdown, Faith cerca realtà lavorative che sappiano riconoscere le sue potenzialità.

Com’era la tua vita in Kenya, Faith?

«Il Kenya è una nazione in via di sviluppo. È molto conosciuto nel campo del turismo, del caffè, del tè e nell’atletica. L’agricoltura è la spina dorsale dell’economia. Sono testimone di molte sfide, che i miei parenti devono affrontare: alti costi di produzione, bassi introiti nel momento in cui il prodotto viene venduto, infrastrutture inadeguate e cambiamento climatico. La maggior parte della popolazione del Kenya è giovane e vive in zone rurali, perciò le pratiche di coltivazione potrebbero rappresentare un settore decisivo, contribuendo all’incremento della qualità di vita e alla riduzione della povertà».

Cos’hai trovato in Italia, a Pollenzo, e nella cultura che hai incontrato?

«La prima cosa che ho incontrato in Unisg è stata una comunità multietnica: lo scambio culturale che si può vivere all’interno dell’università è sorprendente. Gli studi mi hanno regalato una maggiore conoscenza nel mondo del cibo e aiutato a percepire la natura circostante come il risultato di differenti relazioni. Soprattutto, mi hanno insegnato ad adottare comportamenti sostenibili: le future generazioni vivranno in modi che dipendono dalle mie azioni di oggi. Durante questi anni ho potuto visitare diverse nazioni. Ho imparato a vedere il mondo come un elemento unico, dove tutto è connesso in modo interdipendente».

Ci sono anche stati momenti difficili?

«Nel 2018 nacque mio figlio e subito dopo venne ospedalizzato. Ero molto spaventata. La famiglia era lontana e avevo paura di dover abbandonare ogni progetto. L’università intervenne, incoraggiandomi e sostenendomi. Poi incontrai Elisa Silvestro, una delle proprietarie del bed and breakfast La’n’ge: mi portò a vivere con la sua famiglia a Priocca. Si affezionò a me e a mio figlio. Ci ha aiutati molto. Ricordo quando partii per un viaggio di studio e lasciai il mio piccolo con Elisa, senza paura. Non posso davvero ringraziarla abbastanza».

Cosa cerchi oggi?

«Non vedo l’ora di trasformare la mia passione per il cibo e l’agricoltura in azioni pratiche. Sento il bisogno di progredire nella comprensione e lavorare in un sistema globale legato al cibo, basandomi su tecniche di agricoltura sostenibile e sulla possibilità del cibo di sviluppare economie locali, connettendo sempre più persone. Il mio sogno è riuscire a entrare nel mondo del lavoro».

La tua è una storia di viaggi e di migrazione. Oggi molte persone che arrivano dall’Africa stanno soffrendo. Cosa ne pensi?

«Siamo un tutto unico, connessi uno all’altro. Non importa da dove veniamo, l’umanità è speciale e non ha senso guardare dall’alto in basso l’altro, chiunque egli sia. Forse oggi gli immigrati di cui tanto parliamo, privi di opportunità, avrebbero bisogno di una porta aperta, o un porto aperto, in modo che possano disporre di una nuova chance. La vita è preziosa e se abbracciamo la diversità rendiamo l’esistenza migliore per gli altri, aiutandoli nel momento di maggiore bisogno, e per noi».

m.v.