Il dramma disumano dei bambini sulle rotte dei profughi

IMMIGRAZIONE Non vengono raccontati i loro mondi, le sfumature del loro vissuto. Alcuni li strumentalizzano politicamente, altri li aiutano a livello linguistico e materiale. Pochi si occupano delle macerie che abitano i loro cuori, i ricordi e la loro visione del futuro. Nel tempo in cui le persone affogano in mare per mancanza di soccorso, nel tentativo di raggiungere l’Italia, i cosiddetti minori stranieri non accompagnati – Msna – rappresentano il volto più fragile e traumatico dei percorsi migratori.

Questi bambini e bambine, non ancora adulti, sono costretti ad affrontare immani sofferenze proprio in un momento in cui la loro identità è in via di formazione, dunque più bisognosa di cure e radici. La loro storia è testimonianza di un nuovo e invisibile colonialismo.

Ma veniamo ai dati: secondo il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno, dal primo gennaio al 31 maggio 2020 in Italia sono arrivati poco più di 5mila migranti, portando il numero delle persone in accoglienza a 85.730. Il Piemonte ospita nelle sue strutture poco più di 8mila persone, cioè il 9 per cento circa del totale. I minori non accompagnati giunti nei primi sei mesi dell’anno sono 770 (quasi 4 al giorno). Nel complesso, i bambini senza famiglia in Italia raggiungono la cifra di seimila: il 95 per cento sono maschi. Nella nostra regione ve ne sono oltre 240.

Si tratta di numeri, emersi durante la Giornata mondiale del rifugiato del 20 giugno, che raccontano una storia molto più ampia. Secondo la Commissione nazionale per il diritto di asilo sono quasi 11mila le richieste presentate all’Italia dal primo gennaio al 12 giugno 2020, in linea con le cifre dell’anno precedente. Le principali aree geografiche di provenienza dei richiedenti asilo sono l’Asia (40 per cento), l’Africa (37), l’America (17) e l’Europa (6). Numeri che compongono la punta di un iceberg fatto di traumi accumulati e memorie indicibili.

Le suore missionarie di San Carlo Borromeo, note come Scalabriniane, hanno dichiarato, citando i dati Unchr, che oggi nel mondo ci sono 70,8 milioni di persone costrette a fuggire, vittime di conflitti, di persecuzioni, di violenza o di disastri naturali. Di questi, 25,9 milioni sono rifugiati riconosciuti. Numeri la cui complessità testimonia che «gli sfollamenti forzati hanno raggiunto un livello senza precedenti e le risposte ancora non sono sufficienti a offrire soluzioni alle persone, affinché possano ricostruire la loro vita».

I “prescelti” che fuggono per obbligo e hanno il peso di salvare la famiglia

Sos villaggi bambini è la più grande organizzazione a livello internazionale, impegnata nel sostegno di minori soli, privi delle cure familiari o a rischio di perderle. È presente in 135 Paesi e territori, dove accoglie oltre 80mila bambini, bambine, ragazzi e ragazze. Solo nel 2019 i programmi in Italia hanno raggiunto 163 minori stranieri non accompagnati e 46 membri di famiglie migranti (28 minorenni e 18 adulti), includendo in queste attività anche 21 giovani italiani in difficoltà socioeconomiche. Spiega l’educatrice Sara Greco, operativa ora in Calabria: «Ci occupiamo di bambini che hanno in media un’età compresa tra gli 11 e i 17 anni. Abbiamo realizzato attività di apicoltura e ciclofficina, favorendo l’apprendimento di nuove competenze, nel tentativo di facilitare il percorso d’integrazione sociale. L’obiettivo è quello di creare un legame solido con la comunità una volta che i ragazzi escono dai centri di accoglienza».

Greco parla di molte storie traumatiche, di troppi giovanissimi provenienti da ogni parte dell’Africa «per obbligo e necessità, più che per volontà: i minori non accompagnati scappano da violenza e povertà e sovente portano sulle loro spalle esili il peso di dover “salvare” la propria famiglia. Sono stati “prescelti”: intraprendono una pericolosa missione per riuscire a raggiungere l’Europa, nella speranza di arrivare a guadagnare soldi sufficienti per aiutare i parenti in difficoltà. Quindi, il peso che questi ragazzi indossano è molto, certamente troppo consistente per loro».

Sos villaggi bambini a Torino è promotrice di un progetto speciale di affido familiare interculturale dal titolo Come a casa, dedicato in particolare ai nuclei monogenitoriali mamma-bambino. Spiega Precious Ugiagbe, una mediatrice etnoclinica dell’associazione: «L’innovazione del nostro progetto consiste nel chiaro tentativo d’individuare famiglie affidatarie a loro volta migranti, che hanno concluso un percorso di integrazione. Quindi, chi è stato rifugiato in passato si prende cura di chi oggi è in difficoltà. Nel 2019 è stata inaugurata la nuova casa e fino a oggi sono state accolte 22 mamme, un papà e 40 bambini».

Se nelle scuole tredici alunni su 100 arrivano da un Paese straniero

Il mondo dell’immigrazione sta cambiando velocemente in Italia e in Piemonte. L’istituto di ricerche economiche e sociali Ires, nella sua recente Relazione annuale, ha dedicato al tema alcune interessanti riflessioni.

Spiega la ricercatrice Giulia Henry: «Sebbene cresca la componente di popolazione con più di 65 anni (pari al 4,6 per cento del totale), gli stranieri residenti in Piemonte continuano a essere molto più giovani degli italiani: la fascia d’età più rappresentata è infatti quella che va dai 30 ai 40 anni (24,4 per cento)».
Un dato importante, considerando come tra la popolazione piemontese nel suo complesso la fascia d’età più rappresentata sia quella dai 45 ai 55 anni. Prosegue la ricercatrice: «Negli ultimi vent’anni il numero di bambine e bambini, ragazze e ragazzi con cittadinanza straniera o italiana acquisita presenti nei vari ordini di scuola è costantemente cresciuto. In Piemonte gli studenti stranieri sono 77.274, il 13 per cento della popolazione scolastica. Il 68 per cento è nato in Italia, una percentuale più alta della media nazionale, del 63».

Eppure, in seguito alle politiche restrittive e di chiusura dei confini volute dall’ex ministro dell’interno Matteo Salvini, «tra gennaio e settembre 2019 le richieste di asilo sono diminuite del 43 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In Piemonte, al 29 gennaio 2019, i richiedenti asilo e titolari di protezione erano 11.392, 3mila in meno rispetto all’anno precedente». Nel 2020 la cifra si è poi stabilizzata.

Dice Boschiazzo: nell’area albese 21 giovani nel percorso Siproimi

Parliamo con Elisa Boschiazzo, assessore alle politiche sociali del Comune di Alba.

Quanti sono i giovani rifugiati nell’Albese, Boschiazzo?

«Contiamo 21 ragazzi inseriti nel percorso Siproimi. In generale, per quanto riguarda la situazione dei rifugiati, in questo periodo di lockdown ho effettuato incontri mensili con i gestori dei percorsi di accoglienza. La pandemia ha colpito i ragazzi ospiti delle strutture, che hanno dovuto come tutti noi isolarsi interrompendo i tirocini, le attività lavorative e formative. Il periodo legato al Covid-19 è stato difficile pure per gli educatori, che ogni giorno, con cura, affiancano i rifugiati. Si tratta di persone prive di legami familiari, costrette ad affrontare da sole una serie di sfide esistenziali che sono davvero molto delicate».

Qual è al momento la situazione a livello locale?

«Lentamente si riparte. I progetti formativi e lavorativi per i rifugiati stanno tornando alla normalità. Il blocco a causa del Covid-19 ha causato il congelamento a un livello nazionale del progetto Siproimi, dunque è prevista una proroga delle scadenze del percorso integrativo. Il lockdown ha anche bloccato i nuovi ingressi nel progetto accoglienza. L’Amministrazione albese ha riconfermato il progetto Siproimi  per il prossimo anno. Il programma ci permette infatti di monitorare quanti rifugiati abitano sul territorio e che cosa fanno, accompagnandoli nel loro percorso di integrazione nel pieno rispetto delle regole della convivenza comune. Tengo a ringraziare tutti gli enti che lavorano a questo programma in stretta collaborazione con le istituzioni».

Matteo Viberti