L’inquinamento del fiume Tanaro è ancora evidente

L’INTERVISTA Giacomo Olivero è socio fondatore della cooperativa Erica e professore di biotecnologie alla scuola enologica di Alba. Con lui parliamo della salubrità delle acque del fiume, riferendoci all’Ibe: l’Indice biotico esteso, una misura utilizzata per verificare la qualità degli ecosistemi in acque correnti sulla base dei cambiamenti nelle comunità di macroinvertebrati. Il parametro varia da 1 a 12. Il valore massimo significa che le acque non sono inquinate. Per conto di Gazzetta d’Alba ha eseguito l’analisi oltre un anno e mezzo fa. Ora l’ha ripetuta. Vediamo gli esiti.

Come sta il Tanaro, Olivero?

«Le ultime analisi della qualità biologica risalgono a luglio e poi a dicembre 2019. Sono state svolte valutando le condizioni del fiume a monte e a valle dello scarico del depuratore consortile di Canove di Govone, con il preciso obiettivo di quantificare l’impatto dello scarico sul fiume. Sia a monte che a valle non si evidenziano variazioni significative dell’indice Ibe e della classe di qualità biologica. Quindi l’immissione delle acque di scarico del depuratore non determina alterazioni nella qualità delle acque del fiume Tanaro».

Quindi, come sta il nostro fiume oggi? Gli scarichi abusivi, la plastica sulle rive, i fitofarmaci nelle acque sono problemi in via di sparizione o sono ancora urgenti?

«Nel 1988 e 1989, oltre 30 anni fa, le indagini rilevarono un indice Ibe pari a 6, con classe di qualità biologica terza: l’ambiente era inquinato. Nel 1993 l’indice Ibe saliva a 8, e la classe di qualità biologica al secondo livello (effetti dell’inquinamento evidenti). Nel 1995 si tornava a uno status molto inquinato. Nel 1999, considerando la sezione fluviale situata a circa 200 metri a valle dello scarico del depuratore consortile Alba Nord, l’indice Ibe arrivava a 6 (inquinato). Nel 2019: a marzo a monte di Alba l’indice Ibe era pari a 9, con classe di qualità biologica seconda (inquinamento evidente). A valle del depuratore di Canove di Govone l’indice Ibe era pari a 7, con classe di qualità biologica terza (effetti dell’inquinamento evidenti). Di poco migliori i dati di dicembre».

Che cosa possiamo dedurre a partire dai numeri che ha elencato qui sopra, professor Olivero?

«I dati storici evidenziano un crollo della qualità in seguito alla devastante alluvione del novembre del 1994. Oggi il nostro fiume sta meglio rispetto agli anni precedenti al 2000, ma nel passaggio attraverso Alba la qualità dell’acqua diminuisce. Gli scarichi della città, con le sue attività produttive e il carico antropico si fanno sentire. Il Talloria e il Cherasca portano al Tanaro le acque dei grandi bacini viticoli che nel periodo primaverile-estivo sono oggetto di una decina di trattamenti fitosanitari e diserbanti. Molto è stato fatto anche da questo punto di vista (per esempio, è da annotare la diversificazione dei principi attivi fatta per ridurre gli accumuli o la riduzione delle quantità, rendendo più efficienti le pratiche distributive), comunque dobbiamo tutti impegnarci per fare ancora meglio».

Che cosa dovremmo fare nel concreto?

«Un serio monitoraggio di tutti gli scarichi civili, agricoli, artigianali e industriali presenti, con adeguamento alle norme. Poi, anche la pulizia delle sponde dai rifiuti. Dobbiamo vivere meglio e di più il fiume come uno spazio di attività socializzanti e motorie: dal turismo geologico al bioturismo, dal bird watching alla pesca, al canottaggio, balneazione, circolazione sulle sponde a piedi e con le diverse tipologie di bicicletta. La nostra presenza è contemporaneamente un atto di vigilanza e di godimento degli splendidi ambienti che ci circondano».

m.v.