Solo un cercatore su 8 ha applicato la nuova norma fiscale: lo dice Degiacomi

TARTUFO Il mondo del tartufo non riguarda soltanto la dimensione ambientale, ma è regolato da un complesso apparato burocratico e istituzionale. Perciò, le regolamentazioni fiscali in materia appaiono di fondamentale importanza. Ma quali sono le novità sul fronte della vendita del pregiato tuber magnatum Pico, alla vigilia del via alla cerca, fissata al 21 settembre?

Spiega il presidente albese del Centro nazionale studi tartufo Antonio Degiacomi: «Non ci sono ancora dati ufficiali sul primo anno di applicazione delle nuove norme – molto favorevoli per i cercatori – e per l’emersione della cessione dei tartufi, storicamente avvenuta in modo “informale”. Dati ufficiosi parlano di dodicimila quote forfettarie versate, duemila delle quali riguardano i prodotti del sottobosco. In tal caso sarebbero 10mila su 80mila cercatori ad aver applicato la normativa, un inizio un po’ lento, anche se causato in parte dalla novità, dal ritardo e dalla poca chiarezza iniziale delle norme applicative. Quest’anno i risultati dovrebbero essere più significativi, pandemia a parte, con i suoi effetti commerciali e psicologici. La nuova legge sul tartufo in discussione alla Commissione agricoltura del Senato è intanto in attesa di ricevere i pareri dalle altre commissioni per le parti di competenza. Il processo ha subito il rallentamento legato alla pandemia (come tutta l’attività parlamentare, del resto) e al rinnovo delle presidenze di commissione di metà mandato. Ora dovrebbe però riavviarsi più speditamente».