Icardi, il Piemonte è pronto per la seconda ondata della pandemia

L'assessore regionale alla Sanità Luigi Genesio Icardi.

INTERVISTA Si è concesso una pausa di cinque giorni, durante i quali è rimasto però sempre operativo. «Non credo che questo infici l’efficienza della sanità piemontese», osserva l’assessore piemontese alla Sanità, Luigi Genesio Icardi, che in una intervista all’Ansa respinge le critiche delle opposizioni, con tanto di richiesta di dimissioni, per la luna di miele nella settimana peggiore per la crescita dei contagi in Piemonte.

«È evidente che si tratta di una strumentalizzazione», dice rivelando di avere ricevuto «grande solidarietà» dal suo partito, la Lega. «Il presidente Cirio? Certo non gli piace sentire critiche, ma io ho sempre lavorato pancia a terra…».

Negli ultimi giorni sono stati numerosi quelli che, dall’opposizione, hanno criticato l’operato dell’assessore Icardi, sostenendo che il Piemonte – una delle tre regioni dove oggi i contagi hanno superato quota mille – non si sia preparato in modo adeguato alla seconda fase dell’epidemia.«Non è così – puntualizza Icardi – Oltre alle maggiori conoscenze scientifiche, abbiamo strumenti, personale e farmaci in più per lavorare al meglio. Circa il 90% dei positivi, oggi, è asintomatico – prosegue – ed anche se la pressione sugli ospedali sta salendo, siamo ben lontani dalla saturazione delle terapie intensive, come sostenuto erroneamente da qualcuno nei giorni scorsi».

Icardi ribatte colpo su colpo alle critiche di questi giorni.
«C’è un piano preciso per gli ospedali, con tutto spiegato per filo e per segno, con una programmazione accurata per quanto riguarda le terapie intensive che il governo ha approvato il 23 luglio scorso – sottolinea – Tutto quanto era necessario lo abbiamo programmato e alcuni ospedali hanno anche iniziato i lavori per i nuovi posti letto, grazie a fondi propri e donazioni. Ora aspettiamo che Arcuri faccia le gare, e ci fornisca le attrezzature, perché la programmazione l’abbiamo fatta nei minimi dettagli».

Icardi ricorda anche la creazione del Dirmei e il rafforzamento dell’Unità di crisi, «che intendiamo trasformare in un dipartimento permanente, da inserire in una azienda unica regionale che raccoglie tutte le funzioni di coordinamento, sul modello di Lombardia, Liguria o Veneto”. Quanto ai dpi, “ci sono scorte per sei mesi: abbiamo sette milioni di mascherine chirurgiche, 1,7 milioni di Ffp2, 400mila di Ffp3. E ci sono anche i reagenti per i tamponi. Negli ultimi giorni sono circa 10mila quelli processati ogni giorno, ma con i laboratori convenzionati siamo in grado di arrivare a 15mila al giorno, ben oltre le richieste del governo. Se nelle scorse settimane ne abbiamo fatti di meno era per non sprecarli, perché l’incidenza dei positivi su quelli effettuati era molto bassa».

Anche sulla carenza del personale sanitario, la risposta di Icardi è chiara: «Abbiamo incrementato di 2.503 unità il personale Covid, tra medici, infermieri e altri profili. Abbiamo attivato novanta Usca, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, con un ulteriore incremento di 437 medici che vi lavorano. E abbiamo chiesto di assumere 276 medici per le scuole, i cui bandi per il reclutamento sono aperti, senza dimenticare i medici a disposizione per le Rsa, soprattutto quelle piccole dove non c’è la direzione sanitaria. Abbiamo raggiunto infine un accordo con i medici di base».

La convinzione di Icardi, dunque, è che la Regione abbia operato «al massimo delle possibilità», dice ricordando anche i protocolli farmacologici già approvati per curare le persone a casa, «cosa non facile con la medicina territoriale che abbiamo trovato…». Resta valido, comunque, a osservare le misure di contenimento, «perché è dalla nostra capacità di limitare la nostra libertà che dipende il destino degli altri».

(Ansa)