Scopriamo con Paolo Tibaldi il significato del verbo piemontese Maȓcandé

Scopriamo perché il preventivo viene detto "Paciàra" in piemontese

Maȓcandé: Contrattare, Negoziare, trattare, mercanteggiare, tirare sul prezzo

Per cominciare la dissertazione settimanale, vorrei citare il passaggio conclusivo della scorsa puntata, che ben si aggancia con la parola di oggi: ‘lo spirito del commercio piemontese ha un’antropologia forse più forgiata del commercio stesso’. Parliamo di un’azione abbastanza importante per la continuità umana e comunitaria, specie nel territorio pedemontano, dove ogni spiraglio è stato – ed è – fondamentale per tirare avanti: maȓcandé (o mëȓcandé che dir si voglia), un verbo all’infinito che racconta l’importanza della cosiddetta trattabilità economica in una transazione commerciale.

Sull’origine facciamo ricorso al latino, dove mercatare significa commerciare, a sua volta derivato da mercem (merce).

Interessante constatare che maȓcandé sia un verbo bilaterale, poiché tira in ballo entrambe le parti della compravendita. Significa negoziare, trattare, cercare di farsi fare un prezzo basso in fase di acquisto oppure dar valore a ciò che si cercando di vendere. Quando non si raggiunge l’accordo, apriti cielo! Ah le negoziazioni! Quale argomento fu più storico e anche epico, specie in un luogo rurale questo! E quanti esperti del connubio campagna-mercato vanta di avere il Piemonte? Una ricchezza, ormai rara.

La tacita legge di domanda e offerta fa sì che spesso il tozzo di pane ce lo si guadagni in fase di compravendita, anziché durante il lavoro stesso. Detto in parole povere: può rendere di più una giornata al mercato, che una giornata intera a lavorare sulla terra.

Uno mercante tra tutti è quel lazzarone di Paco, personaggio così ben tratteggiato da Fenoglio che, soltanto leggendo la descrizione del suo abbigliamento sui mercati di Langa, pare d’aver davanti un sonoro affresco di tutti i mercati agricoli del secolo scorso: in camicia a disegni di fiori e frutta, corpetto grigioferro, squadrato e con tanti taschini incolonnati da somigliare a un mobiletto per ufficio, calzoni rosso mattone e scarpe polacchine della medesima tinta. I calzoni erano talmente attillati allo stinco che mio padre giurava che Paco ogni notte per svestirli doveva necessariamente svitarsi i piedi.

In fin dei conti, al mercato pare più importante ascoltare che parlare; sarà per questo che si dice anche in italiano “fare orecchie da mercante”!

Paolo Tibaldi

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