Il progetto WeCare prosegue con le sentinelle di comunità

SOCIOASSISTENZA  Il progetto WeCare è un grande contenitore di lavoro che coinvolge due quartieri albesi (Piave e Santa Margherita), un complesso di condomini a Canale e una vasta area in alta Langa. Finanziato dall’Ue e coordinato dalla Regione, il programma è condotto dal consorzio socioassistenziale Alba, Langhe e Roero e dalle cooperative sociali Alice, Progetto Emmaus, Cos e Terra mia. Abbiamo già parlato delle attività di Alba e Canale: coltivazione di un orto sociale, pulizia dei quartieri, mercatini solidali, merende, attività per bambini come giochi e compiti scolastici, riunioni. In alta Langa a causa della marginalità dei territori rurali e dell’avvento del Covid-19 il progetto WeCare ha rischiato di perdersi.

Spiega Mauro Bertolone, referente del progetto per la cooperativa Cos: «L’alta Langa è un territorio vasto, con grandi potenzialità e altrettante distanze tra le varie microcomunità: si percepisce la voglia di cambiamento e di essere parte attiva su una serie di tematiche, compresa la solidarietà fra cittadini. Eppure, è molto difficile formare e informare le persone, che tendono a isolarsi».

L’idea di partenza era costituire la cosiddetta “Metropolitana delle Langhe”, con l’obiettivo di stimolare pratiche di cittadinanza attiva sul fronte dei trasporti. Con l’arrivo del coronavirus e del distanziamento sociale il progetto ha subito un duro colpo. Bertolone: «Lo slogan dell’iniziativa è diventato “Dorsali solidali” e la filosofia di WeCare mantenuta: favorire pratiche solidali e di cittadinanza attiva, non più legate all’ambito dei trasporti ma in funzione delle esigenze e dei bisogni».

Tra fine maggio e inizio giugno si è deciso un forte investimento in Estate ragazzi, come momento di contatto con bambini e adolescenti. Oggi, dice Bertolone, «l’obiettivo primario è l’ingaggio di sentinelle di comunità: persone disponibili a vari livelli a mettere a disposizione un po’ del proprio tempo. Il lavoro estivo a contatto con gli adolescenti è servito anche a mappare i bisogni e a ideare iniziative concrete di sostegno alla gente che abita in Langa».

Purtroppo ci sarà un forte rallentamento di contatti e iniziative, ma non uno stop. La difficoltà socioeconomica e sanitaria potrebbe relegare territori come quelli dell’alta Langa in condizione di ulteriore marginalità, ma progetti come WeCare possono invece contribuire a costruire una maggiore consapevolezza.

Se gli adolescenti sono la categoria in maggiore difficoltà, ascoltiamoli

«Gli adolescenti sono in difficoltà, perché mancano spazi e iniziative in grado di coinvolgerli, di valorizzarli». «Ci sarebbe bisogno di creare delle attività non solo d’estate, per aggregare e riunire». «Pochi giovani torneranno, se non per l’estate o quando saranno in pensione».

Sono voci che emergono nei questionari compilati dagli adolescenti partecipanti al progetto WeCare in alta Langa. Un’intervista pensata per comprendere sentimenti e paure, bisogni e risorse di una generazione sovente non ascoltata. Alla sensazione di solitudine o isolamento i giovani contrappongono il desiderio: «Vorrei creare eventi e luoghi di incontro», «vorrei attrarre più giovani nel territorio», «vorrei lavorare con le nocciole, per diventare autonomo e migliorare questo posto». E ancora: «In futuro vorrei essere un architetto. Non saprei immaginare la mia personalità di domani, ma so che vorrò essere una persona corretta». Altri lamentano il problema del bullismo e dell’assenza di reti protettive. Fino alla protesta: «Troppo spesso le associazioni che organizzano eventi pensano ad aumentare il numero dei turisti, piuttosto che al benessere dei cittadini».

Anche i bambini hanno risposto al progetto WeCare. Emerge con regolarità il desiderio di «passare tempo con gli anziani», ascoltandone le storie e gli insegnamenti. La saggezza infantile si traduce in un istinto protettivo verso la fragilità della terza età. Molti bambini esprimono poi il bisogno di stare con la famiglia, di essere aiutati e anche ascoltati.

Matteo Viberti