«La clausura mi permette di dedicare me stessa al Signore»

L’INTERVISTA Domenica 1° novembre (come anticipato da Gazzetta) suor Agnese ha emesso i voti perpetui presso la comunità delle Clarisse di Bra. Ha 34 anni, albese e dal 2012 è in monastero. Le abbiamo fatto alcune domande.

Suor Agnese, come ha incontrato il Signore?

«Ognuno di noi ha una propria storia con il Signore. Per quanto mi riguarda, nella mia vita c’è sempre stato, poi ho iniziato un percorso che mi ha portata a una fede più personale entrando in relazione con una persona che è Gesù, poco per volta, per piccoli passi, tanto nella preghiera, quanto ascoltando amici e religiosi».

Non ha avuto paura di pronunciare un sì definitivo?

«Un po’ di paura c’è sempre come in qualsiasi scelta, in me c’è sempre stato tanto desiderio di qualcosa di definitivo su cui appoggiarmi. Ma Dio è fedele, quindi credo che questo possa sanare qualsiasi paura».

Con tutti i bisogni che oggi ci sono nel mondo, anche di una testimonianza concreta, perché una ragazza sceglie la vita contemplativa?

«Ho scelto la vita contemplativa nel senso che non mi ha costretta nessuno, però è una scelta che è anche la risposta a una chiamata del Signore, quindi c’è una dimensione di mistero sul fatto che mi abbia voluta qui e non da un’altra parte. Comunque penso che sia bello che nella Chiesa ci siano chiamate diverse».

Qual è stata la rinuncia più grande in questa scelta?

«Più che di rinuncia parlerei di poter scegliere ciò che nutre la mia vita, poi ovviamente in ogni scelta c’è qualcosa che si privilegia e qualcosa che si lascia da parte. Ovviamente ciò che facevo prima mi piaceva, ero soddisfatta del mio lavoro, amavo viaggiare, incontrare gente, però ho sentito più forte il desiderio di questa vita piuttosto che la precedente».

Clausura, silenzio, ascesi sono termini che la società contemporanea sembra rifiutare, cosa può dirci invece una monaca di clausura?

«Bisogna fare chiarezza: la clausura è un mezzo che mi permette di dedicare tutta me stessa al Signore senza distrazioni, il silenzio non è assenza di parole ma il fare spazio a un altro perché possa parlare e quindi il silenzio inteso come mettersi in ascolto entrando maggiormente in relazione col Signore e con i fratelli, l’ascesi è una palestra spirituale per allenare il proprio spirito, intendendo pratiche e rinunce nella loro utilità e nel loro significato vero per relazionarsi meglio con Dio».

Come trascorrono le sue giornate in clausura?

«La giornata inizia alle 5.15 e le prime ore sono dedicate alla preghiera liturgica e personale. Alle 9 inizia la giornata lavorativa, in particolare ci dedichiamo alla produzione di ostie e anche ai lavori di gestione della casa. A mezzogiorno si prega con l’ora sesta, poi pranzo e riordino. Alle 14 un’ora di silenzio. Dopo l’ora nona il pomeriggio è dedicato alla formazione. Poi alle 17.20 la recita del vespro seguito dalla celebrazione della Messa. Dopo cena c’è la ricreazione, che è un momento molto bello in cui ci troviamo con tutta la comunità intorno a un tavolo e ci si racconta come è andata la giornata. La giornata si conclude alle 21 con la preghiera di compieta. Il fatto di avere un orario fisso aiuta molto a tenere ordine fra i vari impegni e rende la vita maggiormente equilibrata».

Come vive il suo rapporto con la parola di Dio?

«Come una scoperta sempre nuova, mi chiamo suor Agnese di Gesù pane e parola e ho scelto questo nome religioso perché l’Eucaristia e la parola di Dio sono il nutrimento forte per la mia vita».

Come ama una monaca di clausura?

«Una monaca di clausura ama con tutta sé stessa. Innanzitutto è un desiderio ma anche un’ammissione di limite, nel senso che ama come può, mettendoci anche tutta la sua umanità con cose belle e meno belle, appoggiandosi sull’amore di Cristo».

Cosa vorrebbe dire ai giovani del nostro tempo?

«Vorrei dire di non avere paura di fare scelte coraggiose, grandi e impegnative. Cercare di capire cosa hanno dentro e il desiderio e il disegno che Dio ha per loro, e cercare di realizzarlo perché solo questo è ciò che realmente riempie la vita».

Walter Colombo