Nelle chiese l’anno liturgico parte con il nuovo Messale

IN PIEMONTE Inizia un nuovo anno liturgico, identificato come “anno B”, durante il quale ci accompagnerà la lettura del Vangelo di Marco, raccontandoci la “buona novella” di Gesù Cristo. E l’anno inizia con l’Avvento, il tempo di quattro settimane che, nelle parole di Isaia, del Battista e dell’Immacolata, ci preparano al Natale, celebrazione dell’incarnazione del Signore.

Inoltre, domenica 29, le nostre comunità sono invitate a iniziare a utilizzare la terza edizione del Messale. Per sottolineare l’evento i vescovi del Piemonte hanno proposto un breve momento rituale. Il “libro del Messale” non sarà già sul leggio, ma verrà portato da un ministrante durante la processione d’inizio della Messa e il canto d’ingresso. Una breve introduzione illustrerà che, in contemporanea con le cattedrali, le parrocchie e ogni comunità delle diocesi del Piemonte e Valle d’Aosta, si sta accogliendo la terza edizione del Messale romano. «È un libro di preghiera», un libro «che ci invita a riscoprire insieme la bellezza e la forza della celebrazione eucaristica».

Il ministrante, fermo davanti all’altare con in mano la nuova edizione del Messale, si avvicinerà e lo consegnerà al sacerdote, il quale lo aprirà e darà avvio alla Messa con il segno della croce, che potrà anche essere cantato. E subito ascolteremo, iniziando da questa prima Messa secondo il nuovo Messale, come in tutte le chiese i sacerdoti che faranno risuonare il «fratelli e sorelle, per celebrare degnamente…». Se il sacerdote userà per il momento penitenziale la formula del Confesso, anche noi nell’assemblea lo ripeteremo all’inizio e al termine: «Confesso a Dio… e a voi fratelli e sorelle».
Da questa celebrazione inizieremo in ogni Messa a cantare o recitare non più il Signore pietà in italiano, ma le antichissime invocazioni in greco Kyrie eleison. Christe eleison. Kyrie eleison. L’inno del Gloria, con il suo «pace in terra agli uomini amati dal Signore», non subito lo canteremo, perché nel tempo di Avvento viene tralasciato, ma solo all’Immacolata e dalla notte del Natale in poi.

Alla preghiera eucaristica, dopo il canto del Santo, ascolteremo il sacerdote dire: «Veramente santo sei tu, o Padre…». E proseguirà invocando: «Santifica questi doni con la rugiada del tuo Spirito». Il Padre nostro lo reciteremo (o lo canteremo) nella nuova formulazione, con il suo «come “anche” noi li rimettiamo» e il cambiamento caro a papa Francesco, «non abbandonarci alla tentazione». Il rito della pace – a oggi sospeso per le norme anticontagio – quando sarà ripreso, avrà il nuovo invito: «Scambiatevi il dono della pace».

E, poco prima della Comunione, il sacerdote presentando il pane e il vino consacrati, invertendo la sequenza delle parole, dirà: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello».

Alla conclusione della Messa potremo ascoltare l’invito: «Andate e annunciate il Vangelo del Signore».

Il nuovo Messale non è semplicemente una raccolta di testi da leggere o ripetere, ma uno strumento per aiutarci a celebrare ogni giorno il mistero pasquale di Cristo. La liturgia «porta a vivere», dice papa Francesco, «un’esperienza iniziatica, ossia trasformativa del modo di pensare e di comportarsi. È una sorgente di vita e di luce per il nostro cammino di fede». Buon inizio.

don Francesco Mollo