Si lavora per fare tornare la laurea in scienze infermieristiche ad Alba

INFERMIERI Non solo Oss, ma anche infermieri: nell’emergenza Covid-19, è evidente la carenza delle figure professionali del comparto sanitario. Sul fronte degli infermieri, nel settembre del 2017, Alba e il territorio hanno perso il corso di laurea triennale in scienze infermieristiche, avviato nel 2004 da un accordo tra l’Università del Piemonte orientale e la Regione, in collaborazione con l’Asl Cn2 e con il sostegno della fondazione Crc. Era coinvolto anche il Comune di Alba, che affittava all’Asl la sede del corso in Piana Biglini.

Il corso di formazione universitario in scienze infermieristiche si è tenuto ad Alba fino al 2017.

Gionni Marengo, nelle vesti di consigliere comunale, da tempo sta lavorando per riportare anche il corso di laurea ad Alba. E la prima buona notizia è che l’Università ha dato il via libera al progetto. Spiega Marengo: «La chiusura è stata una perdita per il territorio, dal momento che parliamo di una realtà che contava circa 100 iscritti sui tre anni. Quando venne comunicata la decisione, si parlò di una riorganizzazione dell’offerta universitaria, ma anche di un mercato del lavoro saturo di infermieri! A distanza di tre anni, in piena emergenza sanitaria, è evidente come ci sia invece un grande bisogno di queste figure professionali, pensando anche alla programmazione per i prossimi anni».
Prosegue il consigliere albese di maggioranza: «Come ci spiegarono allora, è vero che non tutti gli studenti provenivano dalla nostra zona. Ma mi sembra che proprio la nostra realtà possa essere attrattiva anche per persone che provengono da altre province, soprattutto con l’apertura dell’ospedale Ferrero».

L’edificio comunale di Piana Biglini fu sede del corso di formazione universitario in scienze infermieristiche

Così Marengo, in rappresentanza del Comune, ha riaperto il confronto con l’Università del Piemonte orientale, che ha dato l’ok per riportare una sede ad Alba: «Ci hanno dato alcune condizioni, tra cui l’identificazione di una struttura più centrale. Stiamo valutando diverse ipotesi, come la manica da ristrutturare della Zona H, ma anche la parte del complesso della Maddalena lasciata libera dal liceo artistico, che presenterebbe le caratteristiche idonee per ottenere aule e spazi comuni».

Al momento, tutto è in fase di valutazione: «La Regione, tramite l’Asl, sarebbe chiamata a finanziare il corso. In più, servirebbero anche i fondi per un ricercatore, come richiesto dall’Università, spesa che fino al 2017 è stata sostenuta dalla fondazione Crc: mi auguro che questi enti siano pronti a investire nuovamente in un progetto così importante e che si riesca il prima possibile ad avviare un tavolo di confronto sul tema. È vero che siamo in emergenza, ma una delle chiavi per supportare la sanità in questa fase è proprio investire nuovamente nella formazione: nelle prossime settimane, compatibilmente con i limiti e gli impegni che l’emergenza sanitaria ci impone, spero di poter avviare un dialogo con l’assessore regionale alla sanità Luigi Icardi e con il direttore generale della Cn2 Massimo Veglio, visto che parliamo di un’opportunità reale, preziosa per tutti». L’obiettivo di Marengo è chiaro: «Arrivare entro l’anno a definire il progetto, per poi essere pronti a partire per il prossimo autunno».

f.p.