Spacciava droga in un bar di Santa Vittoria: arrestata insieme al compagno

SANTA VITTORIA D’ALBA «Era la preferita dei clienti: lavorava nel mio bar da quasi quattro anni. L’avevo assunta tramite agenzia, mi era piaciuta, aveva un bel piglio e allora le avevo proposto un contratto a tempo indeterminato: non capisco come abbia potuto fare questo a me ma anche a suo figlio». Daniela da otto anni gestisce il Bar Cinzano, alle porte dell’abitato, sulla statale 231: il 13 novembre si è vista apporre i sigilli all’attività: costretta a chiudere per 15 giorni, come previsto dal Testo unico di pubblica sicurezza perché una delle sue dipendenti, una ragazza di origine rumene di 33 anni, al bancone vendeva cocaina ad alcuni clienti. «Quando ho visto arrivare la Polizia ho pensato a un controllo di routine per il Covid-19, poi le loro domande hanno cambiato argomento e alla fine mi hanno spiegato di cosa si trattava: mi è crollato il mondo addosso». Responsabilità oggettiva questo le viene contestato dalla legge che l’ha costretta al fermo: in qualità di proprietaria della licenza gli illeciti della sua barista ricadono su di lei, nonostante sia del tutto estranea ai fatti. «Ho due attività, così ho cercato persone alle quali affidare le chiavi del locale dal quale andavo e venivo».

Estraneità ai fatti confermata dal vicequestore Sara Mancinelli, comandante della Polizia stradale, che ha preso parte alle operazioni con la sottosezione di Bra, arrestando, assieme alla giovane anche il compagno, un albanese di 33 anni. «I due convivevano», ha spiegato Mancinelli. «Le indagini erano incominciate con il recupero di dosi di droga cedute ai clienti: in tutto un centinaio di episodi da quando le indagini sono iniziate, a settembre. La cocaina veniva venduta a 80 euro il grammo sia dentro, sia fuori dal bar».

Ad attirare i sospetti sulla coppia il comportamento dell’uomo, disoccupato che si spostava frequentemente nei pressi di Bra. Il 17 novembre la svolta: in seguito alla perquisizione domiciliare nell’abitazione sono spuntati fuori un etto di cocaina già diviso in dosi, 18mila euro in contanti e una pistola calibro 22 rubata nel 2018 ad Arezzo. «Un tassello importante perché ha permesso di elevare il tenore criminale della coppia: non erano semplici pusher, la loro attività si colloca a un livello intermedio», ha commentato il commissario Pietro Nen comandante della Squadra mobile, che ha diretto le indagini. «L’abitazione nella quale vivevano era ben arredata, a riprova della floridità del circolo di spaccio». L’uomo si trova attualmente in carcere, la donna, dopo la perquisizione è stata posta ai domiciliari.

Davide Gallesio