Sulla sanità e gli ospedali non cadiamo nei luoghi comuni o nel complottismo

LETTERA AL GIORNALE Cara Gazzetta d’Alba, io che non sono niente, mi vergogno a scrivere questa lettera contro la mia città e i suoi abitanti diciamo “illustri”. Ho sempre amato Alba che consideravo sensibile e generosa, ma che in questo brutto momento si rivela insensibile e priva di umanità.

Mentre a Torino e in altri paesi si preparano luoghi di accoglienza allestendo ospedali nelle cappelle, montando tende per chi non è accolto al pronto soccorso, accettando malati anche se costretti a sistemarli nei corridoi in terra sulle lettighe, Alba che pur può vantare un nosocomio di alta qualità (ormai al limite della sua capienza) lascia vuoti gli ospedali di Alba e Bra, ben funzionanti fino al 19 luglio scorso. Così il povero cittadino che si sveglia con 38 di febbre non può andare in farmacia, nello studio del proprio medico di famiglia ed è pure rifiutato dalla guardia medica, e se come me non ha parenti o amici pietosi non gli resta che morire nel suo letto senza sapere per quale patologia e se poteva essere curato. La febbre non viene solo per il maledetto virus, ma per tante altre cause che specie negli anziani oltre “gli 80” possono arrivare da un giorno all’altro. E allora mi piacerebbe che qualcuno delle “alte gerarchie” si mettesse una mano sulla coscienza. Non voglio sentire che mancano i medici perché tutti quelli che operavano al San Lazzaro sono stati lasciati a casa per dare al nuovo ospedale personale nuovo, giovane, senza specializzazione solo perché un bel dottorino, tipo quelli della Tv può far guarire con un sorriso di finta pietà.

E poi, questa è bella, questi signori chiedono a noi contribuenti di dare l’8 per mille perché questi dottorini possano specializzarsi. Ma lo so che ci sono interessi diversi, mentre l’epidemia cominciava a volare alto, c’era la Fiera del tartufo da finire, perché così portava movimento, turismo e … contagi ma anche soldi, a chi nel centro storico ha più di un ristorante e la presidente doveva fare bella figura.

Non so quanti di quelli che mi leggono condividano le mie idee, ma per quanto ne so, parlando in giro credo e spero molti. Mi sono sentita in dovere di scrivere questo pezzo anche perché secondo l’articolo 21 della nostra Costituzione, il cittadino ha il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con le parole e con lo scritto; ed era giusto che gli albesi sapessero che neghiamo la nostra solidarietà a chi ne ha veramente bisogno.

lettera firmata, Alba

Gentile signora, siamo stati molto perplessi se dare spazio al suo sfogo su queste pagine. Sfogo, immaginiamo, dettato da qualcosa che non ha funzionato, in questo momento di crisi. E comunque, non possiamo per questo generalizzare o cadere nel facile complottismo. La Costituzione dice che i cittadini sono liberi di manifestare il proprio pensiero e noi su Gazzetta ci sforziamo di dare spazio a tutti, anche quando le opinioni non coincidono. C’è però un limite invalicabile ed è quello dell’onestà intellettuale, della verità e dell’oggettività dei fatti, oltre che del rispetto di qualsiasi interlocutore. Non so se quelli che la pensano come lei sono molti, ma noi non ce la sentiamo di condividere quanto da lei affermato. Se lei è un’assidua lettrice del giornale, dovrebbe essere abituata a una più seria riflessione e a una più ponderata valutazione dei fatti, proprio in materia di assistenza medica, in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo e che settimanalmente descriviamo con dovizia di particolari. Non cediamo ai luoghi comuni, ai “si dice” e alle bufale che circolano sui social, senza un minimo di valutazione critica di “chi” dice “che cosa”. Ci sono senza dubbio delle storie di disagio accentuato, specie tra gli anziani e le categorie più deboli: ogni settimana, grazie anche alle vostre lettere, ne abbiamo raccontate tante, sforzandoci di dare voce a chi voce non ha. E tuttavia, dovrebbe già sapere che il problema della nostra Asl non è tanto uno o tre ospedali, quanto la mancanza di personale sanitario e la formazione del personale non si improvvisa montando tende: ci vogliono anni. La struttura di Verduno non ha preso dottorini e bellimbusti televisivi, ma si è sforzata di cercare anche specialisti che dessero garanzie di una sanità eccellente. E senza lasciare a casa nessuno di quelli del San Lazzaro. Così pure, è ammirevole il lavoro sin qui svolto dalla fondazione Nuovo ospedale per dotare il nostro territorio di una struttura moderna ed efficiente. Infine, non cadiamo nella tentazione di gridare all’untore: l’esigenza di lavorare in un territorio è tanto legittima quanto quella di tutelare la salute.

g.t.