Langa e Roero come sfondo della Commedia

PROGETTO Un ambizioso piano artistico che rende onore alla celebre fatica dantesca: illustrare le cantiche della Divina Commedia su una bobina di carta lunga 97 metri e alta quattro. È l’opera a cui Enrico Mazzone, artista torinese classe 1982, sta lavorando da oltre cinque anni, utilizzando due vedute di Langa e Roero per rappresentare il paesaggio di Dante. Enrico è legato in particolare a Priocca, luogo d’origine della madre, che ha frequentato sin dall’infanzia.

Enrico, come nasce l’idea dell’opera e che ruolo gioca la Finlandia?

«Dopo il diploma all’Accademia Albertina di Torino ho lavorato come cuoco per circa cinque anni. Volevo crescere e sono fuggito all’estero per trovare un lavoro. È diventato un percorso di crescita: ho vissuto nove anni in giro tra Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia, Groenlandia e Germania, sempre con l’idea di migliorare, di tornare a casa e fare ciò per cui ho studiato. Ero in Islanda e lavoravo come cuoco, quando sono stato contattato dalla residenza d’artista Raumars, a Rauma in Finlandia. Ho cominciato a insegnare nelle scuole come decoratore quando, su suggerimento di un collega, decido di visitare la cartiera Upm di Rauma: lì ho incontrato Petteri Halonen che ha pensato di donarmi una bobina di carta creata con una grammatura di 120 anziché 180, lunga 97 metri per quattro di altezza. L’idea è nata in quel momento. Ho vissuto per anni a Rauma, sovvenzionato dall’assessore alla cultura Risto Kupari, poi ho viaggiato portandomi dietro la bobina. È stato difficile e faticoso, mai avrei pensato di dare forma a un lavoro che oggi, dopo cinque anni, sta giungendo al suo termine».

Quali tecniche hai utilizzato in particolare?

«La principale è matita su carta, con prospettiva tradizionale e l’utilizzo di chiaro-scuri. Da appassionato di incisioni tardomedievali e bestiari, ho adottato una tecnica puntinata che ricorda l’effetto dell’incisione: nel complesso lo definirei uno stile rinascimentale, ho strizzato l’occhio a Botticelli con una tecnica che ricorda Dürer. La difficoltà principale è stata inserire tre regni molto diversi tra loro – due terreni e uno metafisico – su un unico supporto, con una sola prospettiva. L’effetto finale è un continuum di immagini che ricorda una cronistoria, un percorso nel quale Dante e Virgilio non compaiono, ma lo spettatore può vivere il viaggio dantesco».

Quali sono le vedute che hai inserito nell’opera?

«Mi sono imbattuto in una foto che conservavo tra i ricordi di casa: una veduta di Castellinaldo che si scorge dalla Strada romantica che porta verso Magliano Alfieri, nel bivio che scende nella vallata. È nata l’idea di inserire il mio paradiso, i luoghi in cui sono cresciuto, nel Paradiso dantesco. Con la veduta di Castellinaldo ho rappresentato il terzo cielo di Venere, nel quale appaiono gli spiriti amanti. Per quanto riguarda la Langa, ho utilizzato due volte la veduta aerea del cimitero di Dogliani, disegnata dall’architetto Schellino (e inviatami dall’architetto Raineri di Torino): è diventata l’ambientazione del cielo del Sole nel quale appare san Tommaso; ho utilizzato il disegno del portale del cimitero di Dogliani come riassunto di tutti i cieli: ogni guglia corrisponde a un pianeta».

Ora dove ti trovi?

«Sono tornato in Italia il 20 aprile e sono a Ravenna dove lavoro all’opera nel mercato coperto. L’interesse di Vittorio Sgarbi per il mio lavoro mi ha aiutato a trovare il contatto di Beatrice Bassi e Leonardo Spadoni, che mi hanno concesso uno spazio in cui posso disegnare tutti i giorni. Al momento mancano all’incirca dieci metri al termine della bobina e lavorando senza intoppi la terminerò in tempo per il 25 marzo, quando cadrà l’anniversario dei settecento anni dalla morte di Dante».

Enrico Mazzone nel mercato coperto di Ravenna

Sembra l’occasione ideale per una mostra.

«Sarebbe un sogno poterla esporre ad Alba o nei paesi limitrofi. Mi piacerebbe disporre l’opera in un unico ciclorama, costruire una struttura con un’entrata e un’uscita che consenta agli spettatori di viaggiare lungo l’intera opera. Potrebbe poi essere utilizzata come scenografia stabile per letture, concerti e opere teatrali. Stiamo vivendo in questi giorni al tempo stesso il Paradiso e l’Inferno, in un passaggio continuo tra Giudecca e monte del Purgatorio, e credo che sia più necessario che mai esporsi al profondo senso di incontro e di epifania che l’arte può offrire».

Federico Tubiello