Alberto Cavaglion, una lettura di Levi consapevole con La torre e Anpi

In occasione della Giornata della memoria, la cooperativa libraria La Torre organizza, venerdì 29 gennaio alle 20.45, un incontro on-line in collaborazione con l’Associazione nazionale partigiani d’Italia dedicato alla figura di Primo Levi. Nel corso della serata Alberto Cavaglion presenterà il volume Primo Levi: guida a Se questo è un uomo, edito da Carocci. Docente di storia dell’ebraismo all’Università di Firenze, Cavaglion riflette sull’eredità di Levi e sul successo dell’opera dello scrittore torinese.

A chi si rivolge con questa guida?

Lo storico Alberto Cavaglion.

«Il lavoro vuole essere un’introduzione alla lettura, pensata in particolar modo per gli studenti del triennio delle scuole superiori e i loro insegnanti. Se questo è un uomo è un libro complesso, che per essere apprezzato pienamente prevede la conoscenza di elementi di storia della letteratura e storia del Novecento. Un testo più adatto alle superiori che alle scuole elementari e medie, dunque. A differenza della produzione letteraria successiva, qui Levi dialoga con i classici della nostra letteratura, ad esempio Manzoni e Dante. Scienza e chimica non sono ancora centrali come saranno in seguito».

Levi è autore molto citato a scuola e non solo. Ritiene adeguato l’approfondimento a lui riservato?

«Il paradosso di Levi è da ricercarsi nella patina di sacralità che lo avvolge. Quasi un’aura mitologica, fatta di frasi famose spesso ripetute fuori contesto. Si tratta di uno scrittore ben più sfaccettato, la cui carriera conosce diverse fasi e si caratterizza per dubbi e incertezze che meriterebbero uno studio più approfondito».

Nonostante le semplificazioni di cui è stato oggetto, Se questo è un uomo resta comunque un testo essenziale per raccontare Auschwitz.

«Il nostro tempo deve fare i conti con la scomparsa dei testimoni diretti, un fatto fisiologico che prima di Auschwitz ha interessato altri nodi cruciali della storia umana. Ecco che la letteratura si rivela come risorsa da sfruttare in una fase nuova. Così è sempre stato: alla testimonianza visiva e memoriale si affianca e sostituisce quella letteraria. Quest’ultima è forse più efficace, anche grazie alla sua capacità di parlare a tutti».

Il linguaggio giornalistico spesso fa riferimento a Levi e alle categorie di Se questo è un uomo anche per descrivere tragedie in corso. Le pare un’operazione legittima?

«Non del tutto. Intendiamoci: giusto paragonare fra loro gli eventi, del resto la storia è una disciplina che non può fare a meno della comparazione. Ma anche in questo caso c’è il pericolo di semplificare. In nome della violenza paragoniamo fra loro eventi che hanno cause politiche ed economiche molto diverse».

Manca equilibrio?

«Si rischia di appiattire la memoria sul piano dell’emotività. La memoria è anche, e soprattutto, razionalità, indagine sulle cause. Anche per questo rileggere Levi».

a.d.